PESARO Quattro fiere e una capitale. Da decenni il tartufo nel Pesarese è una filiera che tiene insieme agricoltura, trasformazione, commercio, turismo e ospitalità. Bianco, nero pregiato, bianchetto: qui il fresco è disponibile tutto l’anno, in tutte le nove tipologie commercializzabili. Un Eldorado, ma non una rendita automatica: concorrenza globale e cambiamento climatico impongono più organizzazione e nuove alleanze.
I numeri spiegano la posta in gioco. «Il rapporto spesa-beneficio è di 1 a 6,9: per ogni euro investito in manifestazioni come la Fiera del tartufo di Pergola ne tornano sul territorio quasi sette, dentro un turismo enogastronomico che in Italia supera i 40 miliardi», osserva l’onorevole Antonio Baldelli.
Un valore che si vede ad Acqualagna, dove le conserverie, una dozzina, sono il primo settore d’impiego e arriva fino alla costa. A Rosciano di Fano, Sacchi Tartufi, con quarant’anni di attività, impiega 90 addetti e nel 2025 ha raggiunto 20 milioni di fatturato. Tartufi & Delizie ha triplicato il giro d’affari in cinque anni, toccando nel 2024 quota 8 milioni. L’umbro Urbani Tartufi, tra i fondatori della Fiera di Acqualagna e grande collettore di fresco del pesarese, presidia il 13,4% del mercato mondiale, stimato nel 2026 in 623 milioni di euro.
La misura economica la dà anche la Borsa del tartufo di Acqualagna: il bianco oscilla tra 2.000 e 4.200 euro al chilo sopra i 50 grammi, con quotazioni sempre più sensibili al clima. Una redditività che interessa i cercatori: nell’Unione Montana Alta Valle del Metauro i tesserini sono 6.052; di questi, 542 residenti versano la tassa e possono vendere fino a 7 mila euro di tartufo senza che incida sul reddito. Poi c’è il clima. Il re, bianco o nero il cambiamento climatico e la governance umana.
«La raccolta del bianco pregiato andrebbe posticipata almeno al 10-15 ottobre e chiusa entro il 31 dicembre, per tutelare una risorsa sempre più fragile», sostiene Sabatino Di Gianbernardino, tartuficoltore di Cantiano e presidente dell’Associazione nazionale conduttori Tartufai. «Aprire troppo presto significa prelevare esemplari immaturi; prolungare fino a gennaio rischia di compromettere la fase finale del ciclo biologico, utile alla dispersione delle spore».
Il tartufo, inoltre, è una leva decisiva per il turismo. «Quando all’estero diciamo truffle, l’attenzione sale subito sui comprensori di Alba e Acqualagna», osserva Federico Scaramucci, tour operator e presidente di Confesercenti Incoming. La domanda c’è, ma l’offerta, soprattutto per il pubblico straniero, va strutturata meglio: più qualità nell’accoglienza, ricettività adeguata e promozione condivisa».
Evidenzia che il movimento intorno alle quattro fiere del Pesarese c’è stato ma suggerisce di lavorare su collegamenti e mercati, a partire da una promozione mirata sulle destinazioni legate all’aeroporto Raffaello Sanzio. Le fiere, però, illustrano i limiti di un sistema troppo frammentato. A sollevarla è l’assessore di Apecchio Massimo Cardellini: «Mettiamoci intorno a un tavolo e facciamo sì che Acqualagna diventi l’hub del territorio».
L’idea è una regia comune per evitare sovrapposizioni di calendario, valorizzare l’intero sistema e coinvolgere stabilmente tartufai e commercianti, «il vero valore aggiunto della filiera». La sfida è trasformare un prodigio naturale in un’economia più solida e competitiva, prima che territori molto meno dotati sappiano organizzarsi meglio.
Fonte: corriereadriatico.it


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