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Pietralunga, zero disoccupati. L’orgoglio del sindaco Rizzuti: “Qui tutti lavorano col tartufo”

Nascosto tra i rilievi boscosi dell’Alta Valle del Tevere, esiste un borgo medievale che sembra sfidare apertamente qualsiasi congiuntura economica….

Nascosto tra i rilievi boscosi dell’Alta Valle del Tevere, esiste un borgo medievale che sembra sfidare apertamente qualsiasi congiuntura economica. A Pietralunga , piccolo comune arroccato nel cuore verde dell’Umbria, le dinamiche del mercato del lavoro raccontano una vicenda controcorrente: mentre gran parte delle aree interne italiane combatte contro lo spopolamento e la carenza cronica di opportunità, qui la disoccupazione segna quasi quota zero. Non si tratta di una casualità demografica, ma del frutto straordinario di un legame viscerale con il sottobosco e con il suo tesoro più misterioso. Questo lembo d’Appennino ha trasformato una sapienza ancestrale in una leva di sviluppo industriale all’avanguardia, capace di esportare in ogni angolo del pianeta l’oro nero e bianco della terra.

L’intero tessuto comunitario ruota attorno al ciclo virtuoso del tartufo , trasformato in una vera filiera. I boschi circostanti sono un dedalo di querce, faggi e pioppi dove l’odore umido della terra guida i passi silenziosi degli esperti cercatori locali. La figura del cavatore, altrove ridotta a folclore o a hobby domenicale, è qui il pilastro di un sistema socioeconomico capillare e redditizio. Dei circa duemila abitanti che compongono la comunità di Pietralunga, oltre cinquecento possiedono regolare tesserino e battono regolarmente le valli. Praticamente una famiglia su quattro conta un cercatore attivo tra le proprie mura. All’alba, la complicità tra cane e padrone si rinnova nei sentieri più fitti, dando inizio a una catena del valore che dalle zolle giunge all’alta cucina.

Questo serbatoio inesauribile di materia prima ha alimentato nel tempo la nascita di veri colossi dell’agroalimentare con sede stabile nel territorio. Aziende leader come Giuliano Tartufi e Jimmy Tartufi incarnano il vertice di un distretto imprenditoriale che muove cifre da capogiro sui mercati esteri. La loro presenza ha generato una domanda occupazionale talmente elevata da esaurire del tutto l’offerta interna del borgo umbro, attirando manodopera.

Sono oltre 200 i dipendenti diretti impiegati nelle linee di lavorazione, nella logistica, nella ricerca qualitativa e nel packaging all’avanguardia. A questi numeri si sommano quotidianamente decine di pendolari che salgono dalle zone limitrofe per trovare un’occupazione solida e ben retribuita. Il riflesso economico sul territorio va ben oltre i cancelli degli stabilimenti: l’indotto coinvolge meccanica agraria, trasporti, ospitalità e turismo enogastronomico. A confermare la portata di questo piccolo miracolo è il sindaco Francesco Rizzuti, il quale sottolinea come il lavoro attragga energie invece di disperderle. “A Pietralunga – ha spiegato Rizzuti – la disoccupazione è pari a zero, vengono anche da fuori Comune a lavorare qui perché ci sono due multinazionali legate al tartufo con oltre 60 milioni di euro di fatturato che generano anche un indotto importante”.

La filiera non si chiude infatti nella monetizzazione immediata del tubero, ma si fonde con una tutela rigorosa dell’ambiente e con le altre produzioni. Per chi vive nei boschi dell’Alta Valle del Tevere, l’odore dell’humus e delle querce umide ha da sempre un sapore speciale, ma per una donna in particolare quel profumo è l’essenza stessa di un’intera esistenza. Quando l’alba tinge le colline umbre e la nebbia si aggrappa ai rami, il richiamo della terra diventa irresistibile. È qui, tra i sentieri silenziosi di Pietralunga, che Gianna Bianconi – conosciuta da tutta la comunità con l’affettuoso soprannome di “Nara” – trascorre le sue giornate da ben mezzo secolo. Originaria di Gubbio, sessantacinque primavere alle spalle e un passo ancora svelto e sicuro, la donna non si separa mai dal suo fidato vanghino e dai suoi compagni a quattro zampe, oggi rappresentati dall’inseparabile Fanny, un cane dal fiuto infallibile. “La mia avventura è cominciata cinquant’anni fa, proprio in coincidenza con il giorno del mio matrimonio”, confida con emozione. Tra gli aneddoti più straordinari impressi nella sua memoria spicca il ritrovamento, risalente agli anni Novanta tra le selve di Apecchio, di una magnifica trifola dal peso record di quasi due chili.

Fonte: lanazione.it


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