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Caccia al tartufo bianco nel Roero tra vigne castelli e borghi dAutunno

Tra il 10 e il 20 ottobre, nei boschi del Roero l’autunno ha già cambiato il colore delle foglie, ma conserva ancora una luce chiara sulle vigne. Al mattino l’aria sa di terra umida e mosto; lungo le strade tra Canale, Guarene e Govone si incontrano trattori, cantine aperte e piccoli gruppi diretti verso i sentieri delle Rocche. È il momento in cui il tartufo bianco torna al centro della vita locale e il viaggio può seguire un ritmo diverso: una camminata nel bosco, una visita a un castello, un calice bevuto senza fretta. La settimana coincide con il periodo più interessante per scoprire l’enoturismo dell’Alto Monferrato e del Roero, quando vendemmia e cerca del tartufo si sovrappongono.

Per capire cosa vedere a Canale e nei borghi del Roero durante la cerca del tartufo conviene iniziare dal centro di Canale, comune immerso tra vigneti e colline coltivate. Il paese è una base pratica per organizzare una giornata tra cantine, ristoranti e percorsi naturalistici, soprattutto per chi arriva in auto da Alba o da Torino.

Canale è conosciuta per la produzione del Roero DOCG, vino ottenuto da uve nebbiolo, e del Roero Arneis DOCG, bianco profumato e adatto agli abbinamenti con antipasti piemontesi, tajarin e piatti a base di tartufo. In ottobre molte cantine ricevono su prenotazione: è consigliabile contattarle con qualche giorno di anticipo, perché durante i fine settimana della fiera di Alba le disponibilità diminuiscono.

Dal centro si possono raggiungere in auto alcune località panoramiche del Roero e gli accessi ai sentieri delle Rocche. Le rocce di arenaria formano pareti, calanchi e dorsali che interrompono la regolarità delle colline vitate. I percorsi cambiano molto in base alla pioggia: dopo un temporale il terreno può diventare scivoloso, soprattutto nei tratti argillosi e nei passaggi più ripidi.

Le Rocche del Roero si esplorano attraverso una rete di sentieri tra boschi, castagneti, querce e vigneti. Non tutti gli itinerari hanno la stessa difficoltà: alcuni sono adatti a una passeggiata breve, altri richiedono scarpe da trekking e un passo più sicuro.

Per una prima visita, l’ideale è scegliere un percorso segnalato presso gli uffici turistici locali o affidarsi a una guida naturalistica. I cartelli possono essere meno evidenti nelle zone di campagna e la copertura telefonica non è uniforme. Meglio scaricare in anticipo la traccia del percorso e portare acqua, anche in autunno.

La cerca del tartufo, invece, non è un’attività da improvvisare. Il tartufo bianco si trova con l’ausilio del cane da ricerca e in aree regolamentate; per partecipare occorre rivolgersi a operatori autorizzati, associazioni locali o tartufai che organizzano esperienze per visitatori. Il cane procede spesso in silenzio, annusa alla base degli alberi e improvvisamente comincia a scavare. In quel momento il gruppo deve restare distante e seguire le indicazioni del cercatore: il ritrovamento è rapido, concreto, senza scenografie.

“La cerca insegna soprattutto a rispettare il bosco: il tartufo non si ordina e non si trova a comando. Si cammina, si osserva il terreno e si lascia lavorare il cane. Il resto dipende dalla stagione.”

Da Canale si può proseguire verso Guarene, disposto su una collina con vista sulle Langhe e sul Roero. Il centro storico si sviluppa attorno a strade in salita, edifici storici e punti panoramici rivolti verso i vigneti.

Il Castello di Guarene domina il paese dall’alto. L’edificio, costruito nella forma attuale nel Settecento, è una delle architetture più riconoscibili della zona. Gli interni e le modalità di visita possono variare durante l’anno, quindi è necessario controllare le informazioni ufficiali prima di partire. Anche quando non è possibile visitarlo integralmente, vale la pena salire fino alla zona del castello per osservare la struttura e il paesaggio agricolo circostante.

Guarene è adatta a una sosta di un’ora o due, magari prima di pranzo. Il borgo non richiede una visita frettolosa: il dislivello è contenuto, ma alcune strade sono strette e in pietra. Chi viaggia con passeggino dovrebbe considerare la presenza di salite e pavimentazioni irregolari.

Nel pomeriggio l’itinerario può continuare verso Govone, dove il Castello Reale occupa il punto più alto del paese. La residenza fa parte delle Residenze Sabaude riconosciute dall’UNESCO e conserva sale decorate, arredi storici e un’impostazione scenografica legata alla corte sabauda.

Il sito ufficiale indica l’apertura da marzo a dicembre il venerdì, il sabato e la domenica, con orario 10-12.30 e 15-18; l’ultimo ingresso è consentito mezz’ora prima della chiusura. Prima della partenza è comunque utile verificare eventuali variazioni o aperture straordinarie sul sito ufficiale del Castello Reale di Govone .

La visita richiede circa un’ora, a cui aggiungere il tempo per il parco e per una passeggiata nel centro del paese. In ottobre il giardino offre una prospettiva diversa rispetto ai mesi più caldi: le siepi e i viali hanno colori più spenti, mentre le colline intorno conservano ancora le geometrie dei vigneti.

Govone è una tappa adatta alle coppie e alle famiglie con bambini già abituati a camminare. Per i più piccoli, la parte più interessante è spesso l’esterno, mentre gli interni richiedono attenzione e tempi più tranquilli.

Fonte: viaggiando-italia.it


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