ALBA – L’imminente apertura del mercato del Tartufo Bianco d’Alba riporta al centro del dibattito non solo i prezzi, ma anche la tradizione dei trifolau e dei loro cani. Ne abbiamo parlato con Antonio De Giacomi che è il presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo. Tra le novità degli ultimi anni risalta l’uso crescente del Lagotto romagnolo, come spiega questa tendenza?: «È certamente cresciuto l’utilizzo del Lagotto: è molto facile da addestrare ed è molto vocato a fare quello – spiega -. Molti continuano però a preferire i cani da caccia o i meticci, forse più resistenti alla fatica».
Al di là della razza, Degiacomi sottolinea l’importanza del legame individuale: «All’interno delle varie specie c’è comunque chi trasmette vocazioni maggiori. Ma poi è tutto molto legato al rapporto che si instaura con il cane». Sul fronte commerciale, le prime fiere e i contatti informali delineano un avvio con scarse quantità di pezzi grandi e quotazioni sostenute: «A seconda delle pezzature siamo sui 350-450 euro all’etto nei mercati – osserva Degiacomi -. Spero sinceramente, per il bene del territorio e del futuro del tartufo, che i prezzi non salgano troppo. Se salgono troppo diventa un problema, specialmente nella ristorazione: quando la grattata va su, diventa una cosa per pochi». A condizionare le prime settimane è stato il clima secco: «Adesso il terreno è durissimo, a volte è persino difficile scavare. Speriamo che qualche giorno di pioggia e di fresco aiuti a far migliorare anche i profumi. È un inizio di stagione difficile. In questo scenario – conclude Degiacomi – diventa decisiva la cura della filiera. Questo aspetto ci porta a dare ancor più importanza al lavoro di selezione che si fa in Fiera, dove i giudici dovranno prestare sempre maggiore attenzione. Nelle stagioni difficili, che ormai sono un po’ l’abitudine, il controllo è fondamentale».
Fonte: ilcorriere.net


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