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Il patrimonio della terra di Langa si mette in mostra alla Fiera del tartufo d’Alba

Con l’arrivo dell’autunno,Alba torna a diventare capitale mondiale dell’enogastronomia. Dal oggi al 6 dicembre la città ospita la 96ª edizione della Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba , con oltre 600mila visitatori attesi. Una manifestazione che, in quasi un secolo di storia, ha costruito attorno al profumato Tuber Magnatum Pico una rete che coinvolge produttori, cercatori, istituzioni, imprese, ristoratori, visitatori e comunità.

La rassegna nasce dall’intuizione di Giacomo Morra ed è sempre di più una vetrina internazionale non solo per il fungo ipogeo, ma per l’intero territorio di Langhe, Roero e Monferrato , patrimonio Unesco dal 2014. «Per nove settimane, in tutti i weekend è aperto il Mercato mondiale del tartufo che attira poco meno di 100mila visitatori paganti l’anno – spiega Axel Iberti, presidente dell’Ente Fiera di Alba – Durante la settimana ci sono però diversi altri eventi: wine tasting, scuole di cucina, cene stellate, convegni legati all’ambiente, all’occup…

Con l’arrivo dell’autunno,Alba torna a diventare capitale mondiale dell’enogastronomia. Dal oggi al 6 dicembre la città ospita la 96ª edizione della Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba , con oltre 600mila visitatori attesi. Una manifestazione che, in quasi un secolo di storia, ha costruito attorno al profumato Tuber Magnatum Pico una rete che coinvolge produttori, cercatori, istituzioni, imprese, ristoratori, visitatori e comunità.

La rassegna nasce dall’intuizione di Giacomo Morra ed è sempre di più una vetrina internazionale non solo per il fungo ipogeo, ma per l’intero territorio di Langhe, Roero e Monferrato , patrimonio Unesco dal 2014. «Per nove settimane, in tutti i weekend è aperto il Mercato mondiale del tartufo che attira poco meno di 100mila visitatori paganti l’anno – spiega Axel Iberti, presidente dell’Ente Fiera di Alba – Durante la settimana ci sono però diversi altri eventi: wine tasting, scuole di cucina, cene stellate, convegni legati all’ambiente, all’occupazione, all’ospitalità, mostre d’arte e premi di letteratura».

Il cuore della manifestazione è Alba, ma la rete della Fiera si estende oltre i confini cittadini. «I luoghi principali sono il cortile della Maddalena con il Mercato del tartufo; il Mudet , dove si fanno le analisi sensoriali legate al tartufo; la sala Beppe Fenoglio , dove ci sono gli show cooking con circa 40 stelle Michelin provenienti dall’Italia e dall’estero; il Teatro Sociale , dove ci saranno le cene insolite con gli chef stellati, mangiando direttamente sul palco; e il Castello di Roddi , dove organizziamo le scuole di cucina e i pranzi della tradizione» spiega Iberti. Spazi con funzioni diverse, ma accomunati dalla volontà di valorizzare il tartufo e il territorio che lo custodisce.

L’edizione di quest’anno ha come filo conduttore le “Autentiche relazioni” , un tema che vuole raccontare il valore dei legami tra persone, comunità e luoghi. Una prospettiva che trova nel tartufo il proprio punto di partenza: un prodotto raro e fragile, la cui presenza dipende dall’equilibrio tra uomo, bosco, suolo, acqua e biodiversità. La vocazione internazionale passa invece dal conferimento del Tartufo dell’anno a personalità di caratura mondiale – in passato anche Churchill, De Gaulle e la regina Elisabetta II –, dall’Asta mondiale del tartufo e dalle attività dell’Ordine dei cavalieri del tartufo e dei vini di Alba. Accanto a questa dimensione si sviluppa quella territoriale, tramite progetti di tutela e ripristino delle tartufaie naturali, le attività di ricerca e divulgazione di Tuber Next Gen e il confronto con Amministrazioni locali, mondo della ricerca e custodi del patrimonio tartufigeno.

Il peso della Fiera non si misura soltanto nel numero di visitatori, ma anche nelle ricadute sull’economia del territorio. Secondo uno studio condotto da Guido Guerzoni dell’Università Bocconi e diffuso in occasione della 94ª edizione, la Fiera genera una spesa diretta superiore ai 18 milioni di euro e una ricaduta sulla provincia di Cuneo superiore ai 42 milioni, circa 2 dei quali attribuiti all’organizzazione dell’evento. Attorno alla filiera del tartufo operano inoltre circa 11mila addetti e, secondo i dati forniti dagli organizzatori, per ogni euro investito nel settore si generano circa 55 euro di fatturato complessivo.

Anche gli arrivi in città, e nell’intero Sud Piemonte, ne traggono beneficio, come spiega Mariano Rabino, presidente dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero: «La Fiera rappresenta molto più di un appuntamento gastronomico: è una straordinaria porta d’ingresso ai nostri territori. I dati confermano la crescente attrattività del territorio: nel 2025 abbiamo superato i 761mila arrivi, le presenze sono cresciute dell’11,9%, il turismo ha intrapreso un percorso virtuoso di destagionalizzazione, con l’autunno che mantiene forte la sua attrattività proprio grazie al tartufo, ad Alba e alla sua Fiera. Una manifestazione che contribuisce quindi in modo importante a questo risultato, portando in città visitatori italiani, ma soprattutto internazionali, in arrivo da oltre 70 Paesi nel mondo, che spesso trasformano l’esperienza del tartufo in un soggiorno più ampio, alla scoperta dei nostri paesaggi».

Fonte: torino.repubblica.it


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