LâAstigiano profuma di tartufo, le vetrine dei ristoranti mostrano i primi esemplari scovati dai «tabui», mentre la scorsa settimana è incominciata la stagione di cavatura delle pregiate «trifole». Certo, il cambiamento climatico caratterizzato da lunghi periodi di siccità e alte temperature estive non ha favorito la stagione che si prospetta scarsa anche se dai primi assaggi la qualità sembrerebbe non deludere le aspettative dei buongustai.Il 4 ottobre è stata inaugurata la fiera nazionale del tartufo bianco a Montiglio Monferrato, la prima tappa del circuito « Terre del Bianco», un progetto condiviso di comunicazione e valorizzazione del tartufo che mette insieme una rete di paesi, nelle terre astigiane e del Monferrato. Ad Alba intanto prenderà il via oggi lâedizione numero 96 della Fiera internazionale del tartufo bianco dâAlba, un evento che secondo lâosservatorio economico di Langhe, Monferrato e Roero è in grado di generare un indotto sul territorio che vale circa 42 milioni di euro, con una spesa complessiva da parte dei 600.000 visitatori stimati che si aggira attorno ai 18 milioni di euro.
Numeri da capogiro con importanti ricadute sul territorio astigiano sempre più in grado di offrire unâaccogliente ospitalità . «La stagione del tartufo fa da volano a un turismo interessante, si tratta di visitatori internazionali ma non solo â dice Viviana Battistetti hospitality manager dellâHotel Agorà di Calamandrana â Milano, Torino e Genova sono le mete di provenienza di riferimento anche se non mancano arrivi da Roma, Firenze e Bologna. Un tipo di turismo fortemente legato allâenogastronomia che ama vivere lâesperienza delle degustazioni in cantina e le passeggiate a stretto contatto con la natura».
Se da una parte gli eventi per promuovere il pregiato fungo ipogeo non mancano, dallâaltra è proprio il tartufo a dare i primi segnali di arresto . «à un prodotto destinato a scomparire a causa delle condizioni climatiche, tutto è vertiginosamente cambiato rispetto a 20 anni fa: non piove più e il riscaldamento globale aumenta – dice Sandrino Romanelli, ristoratore e storico commerciante di tartufi -: qualche anno fa si andava per tartufi con il cestino, oggi si rischia di girare un giorno intero senza trovare un esemplare».Una situazione che crea qualche subbuglio e mette in allarme anche il settore alberghiero che non sempre è in grado di far fronte alla richiesta dei clienti: «Il tartufo è diventato imprevedibile, la richiesta non manca ma a volte diventa difficile reperirlo dai cercatori e bisogna affidarsi ai distributori – dice Claudio Strocco, contitolare del ristorante Mariuccia di Tigliole -. à ancora presto per fare previsioni sulla stagione, ma senza ombra di dubbio il richiamo del tartufo è ormai una costante, il turismo aumenta e fa da traino al nostro settore».Dello stesso parere Fabio Beltracchini cercatore di tartufi e ristoratore al timone de «I Buginanèn» di Asti: «Lâautunno astigiano è caratterizzato dalla stagione di cavatura del tartufo bianco, una prelibatezza che attrae un turismo di qualità che valorizza uno storico territorio a vocazione enogastronomica – sostiene – Dobbiamo prenderci maggiormente cura delle piante tartufigene e dellâhabitat circostante cercando di favorire le condizioni ambientali con tartufaie gestite con criterio, altrimenti rischiamo di perdere appeal ».â
Fonte: lastampa.it


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