Sotto i boschi che circondano il Lago di Como si nasconde un patrimonio poco conosciuto. Non porcini o finferli, ma tartufi. E non soltanto lo scorzone, relativamente comune in molte zone del Nord Italia: sul Lario è documentata una varietà sorprendente di specie, compreso il pregiato Tuber melanosporum, il cosiddetto tartufo nero pregiato. Capire dove possano trovarsi, però, non significa avere una mappa con una “X” sopra la tartufaia. I tartufai custodiscono gelosamente i propri posti e la stessa Regione Lombardia avverte che la Carta delle vocazioni tartufigene individua gli areali potenzialmente adatti, non le singole tartufaie. È però possibile mettere insieme geologia, vegetazione e caratteristiche del suolo e restringere notevolmente il campo. Sul Lago di Como esiste anche una tradizione organizzata di ricerca. L’associazione Tartufai Lariani è nata nel 2011, raccogliendo l’esperienza del precedente Coordinamento Tartufai Lecchesi, e ha tra i propri obiettivi proprio la tutela e la valorizzazione del “territorio tartufigeno del bacino lariano”.
Il primo indizio è sotto i piedi: il calcare. Intervistato alcuni anni fa sul patrimonio tartufigeno del Lario, Roberto Spada dell’Associazione Tartufai Lariani spiegava che “il tartufo preferisce terreni calcarei e pertanto la maggior parte del territorio del lago è potenzialmente vocato”. Una considerazione che trova un riscontro nella geologia lariana. Nel Triangolo Lariano, per esempio, tra le unità geologiche maggiormente rappresentate figurano il Calcare di Moltrasio e la Dolomia Principale. Questo significa che le aree più interessanti non sono necessariamente i boschi più profondi e umidi. Al contrario, vanno osservati con particolare attenzione i versanti prealpini su substrato carbonatico, i boschi di latifoglie relativamente aperti, le fasce ai margini dei boschi, i vecchi terrazzamenti e quelle zone collinari e montane dove il terreno drena bene senza però diventare completamente arido durante l’estate. In termini geografici, l’identikit ricorre in diversi settori del bacino lariano: nel Triangolo Lariano, sui versanti calcarei che scendono verso i due rami del lago, nella fascia prealpina verso la Valassina e, più in generale, nelle aree carbonatiche del bacino comasco e lecchese. Non significa naturalmente che sotto ogni roverella di Bellagio, Nesso, Veleso o della sponda occidentale ci sia un tartufo. La vocazione indica una probabilità ecologica, non la presenza certa del fungo.
C’è poi un secondo indizio, spesso ancora più utile del terreno: gli alberi. I tartufi sono funghi simbionti. Il loro micelio instaura un rapporto con le radici della pianta attraverso le micorrize, scambiando acqua e sostanze nutritive. Per il territorio lariano i Tartufai Lariani indicano quattro specie particolarmente importanti: carpino nero, carpino bianco, roverella e nocciolo. Chi conosce i boschi del Lago di Como sa quanto soprattutto carpino nero e nocciolo siano comuni sui versanti prealpini.
Lo studio scientifico utilizzato dalla Regione Lombardia per costruire la Carta delle vocazioni allarga ulteriormente l’elenco delle piante simbionti: querce caducifoglie, leccio, carpini, faggio, betulla, pioppi, pini e altre specie arbustive. Lo stesso studio sottolinea però che il tartufo non dipende da un singolo albero: contano contemporaneamente vegetazione, clima, disponibilità d’acqua, calcio presente nel terreno, sostanza organica e capacità di drenaggio.
Un dettaglio particolarmente interessante emerge dagli studi regionali: le condizioni di apertura del bosco hanno un ruolo importante. Nell’analisi delle stazioni tartufigene lombarde viene evidenziato come siano spesso favoriti boschi più aperti e destrutturati. È un elemento che coincide con l’esperienza dei tartufai lariani, che negli anni hanno segnalato come l’abbandono di pianelli e balze un tempo coltivati, con il conseguente infittimento della vegetazione, possa ridurre la produzione. Tradotto: un vecchio terrazzamento invaso lentamente da roverelle, carpini e noccioli, con terreno calcareo, luce che riesce ancora a raggiungere il suolo e buona umidità può essere ecologicamente più interessante di un bosco completamente chiuso, buio e saturo di vegetazione. Anche il drenaggio è fondamentale. La Carta regionale attribuisce una buona potenzialità tartufigena a diversi boschi di latifoglie su substrati alluvionali, glaciali o fluvioglaciali quando il terreno presenta un buon equilibrio idrico. Troppa acqua stagnante è sfavorevole, ma lo è anche un terreno che rimane secco per lunghi periodi.
Il dato più sorprendente arriva proprio dai Tartufai Lariani. Nel bacino del Lario erano state censite sette delle specie commestibili oggetto di raccolta, tra cui il Tuber melanosporum, cioè il nero pregiato. Le specie indicate per il territorio lariano sono lo scorzone o Tuber aestivum, l’uncinato o Tuber aestivum var. uncinatum, il nero pregiato Tuber melanosporum, il nero invernale Tuber brumale e la sua varietà moscatum, il Tuber mesentericum o nero di Bagnoli e il bianchetto, Tuber albidum borchii. Lo scorzone è probabilmente quello più facile da associare all’ambiente lariano. Ama terreni calcarei e può vivere in simbiosi con querce, carpini, noccioli, faggi e altre specie. Il nero pregiato è molto più selettivo e cerca situazioni calcaree, ben drenate e generalmente più termofile. L’uncinato preferisce invece condizioni tendenzialmente più fresche e può spingersi maggiormente negli ambienti prealpini e nelle faggete.
Qui serve prudenza. Nel 2018 l’Associazione Tartufai Lariani spiegava che sul Lario non risultavano il Tuber magnatum, il celebre tartufo bianco pregiato, e il Tuber macrosporum, il nero liscio, attribuendone l’assenza alle particolari esigenze ecologiche delle due specie. Il calendario regionale 2026-2027 consente però oggi la raccolta sia del magnatum sia del macrosporum anche in provincia di Como. Questo non significa automaticamente che siano presenti in quantità apprezzabili sul Lago di Como: il calendario stabilisce quando una specie può essere raccolta sul territorio amministrativo, non certifica l’esistenza di tartufaie produttive in ogni provincia. In assenza di un censimento locale più recente che documenti nuove stazioni, sarebbe quindi improprio sostenere che sul Lario si trovi oggi con certezza il bianco pregiato.
Mettendo insieme gli studi regionali e l’esperienza dei tartufai lariani, l’identikit è piuttosto preciso. Il luogo da osservare è un bosco o una fascia marginale con substrato calcareo, terreno non acido, drenante ma capace di trattenere una certa umidità, alberi simbionti come carpino nero, carpino bianco, roverella e nocciolo e una copertura vegetale non eccessivamente chiusa. La presenza di pendii esposti al sole può favorire le specie più termofile, mentre ambienti più freschi e boschi montani possono essere maggiormente compatibili con l’uncinato. Nei fondovalle e nei terreni più freschi diventa invece decisivo evitare zone permanentemente impregnate d’acqua. Non esiste comunque un segnale superficiale che garantisca la presenza del tartufo. La conferma arriva dal cane addestrato. Ed è proprio questa la ragione per cui la Regione precisa che le proprie carte sono strumenti di orientamento e non mappe delle tartufaie.
La presenza del tema tartufo nel territorio comasco non riguarda soltanto i boschi montani. Negli archivi regionali compare anche un curioso fascicolo del 2014 conservato nell’ambito dei Musei civici di Como: “Tartufo in villa. Censimento del tartufo nelle ville storiche”. Il materiale comprende una scheda tecnica e di rilevazione relativa al parco del Grumello. Il documento testimonia almeno un’attività di studio e censimento dedicata alla possibile presenza del tartufo anche nei grandi parchi storici cittadini. Non permette però, da solo, di affermare che nel parco sia stata effettivamente individuata una tartufaia produttiva.
Avere individuato un bosco promettente non significa poter prendere una zappetta e iniziare a scavare. In Lombardia la ricerca e la raccolta richiedono il tesserino di idoneità. La normativa permette di utilizzare non più di due cani appositamente addestrati e lo scavo può iniziare soltanto nel punto in cui il cane ha segnalato il tartufo. Il vanghetto o la zappetta non possono superare i 4,5 centimetri di larghezza e, dopo l’estrazione, la buca deve essere richiusa. È vietato raccogliere tartufi immaturi. Il limite attuale è di un chilogrammo al giorno per persona, salvo il caso di un singolo tartufo di peso superiore. La raccolta, nei periodi consentiti, può avvenire nell’arco delle 24 ore. Per la stagione 2026-2027, in provincia di Como lo scorzone può essere raccolto dal 1° giugno al 30 novembre, l’uncinato dal 1° ottobre al 31 gennaio, il nero pregiato dal 1° dicembre al 15 marzo, il brumale dal 1° gennaio al 15 marzo, il moscatum dal 15 novembre al 15 marzo, il bianchetto dal 15 gennaio al 30 aprile e il mesentericum dal 1° settembre al 31 gennaio.
Proprio in queste ore è arrivata una novità importante. Il 7 ottobre la commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il progetto di legge “Lombardia terra di funghi e tartufi”. Il testo deve ancora completare l’iter in Consiglio regionale e quindi, al momento, non sostituisce le regole vigenti. Prevede però una riforma significativa della materia, con l’istituzione di un Osservatorio regionale dedicato alle risorse micologiche e tartufigene, interventi per la valorizzazione delle tartufaie, maggiori strumenti di monitoraggio e nuove risorse economiche.
Tra le modifiche contenute nel progetto figura anche l’estensione a dieci anni della validità del tesserino per i tartufi. Il progetto è stato costruito attraverso audizioni che hanno coinvolto anche l’Associazione Tartufai Lariani, quindi direttamente una delle realtà che conoscono il patrimonio del Lago di Como. Il dato più interessante, al di là delle norme, resta però quello naturalistico: il Lago di Como non è soltanto terra di porcini. Sotto i suoi versanti calcarei, tra carpini, roverelle e noccioli, esiste un patrimonio tartufigeno reale e documentato. E per capire dove cercarlo, prima ancora del cane, bisogna imparare a leggere il bosco.
Scegli QuiComo come fonte preferita su Google News
Vuoi navigare senza pubblicità ? Scopri come fare
Fonte: quicomo.it


Lascia un commento