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L’Istria oltre il mare: in autunno è meta per gli amanti del tartufo

A lba , certo, e poi Acqualagna , Norcia , Spoleto , San Miniato … In Italia ci sono destinazioni di primissimo piano, conosciute a livello internazionale, che legano indissolubilmente il loro nome ai tartufi più pregiati e rinomati nel mondo . Chi però volesse però andare alla scoperta di nuovi luoghi, sapori e profumi, quest’anno può scegliere come meta di una raffinata fuga gourmet autunnale la penisola istriana, perla della Croazia, conosciuta principalmente per il suo mare. Ora che le spiagge si sono svuotate, il viaggio prende la direzione delle colline . Le strade attraversano vigneti dove la vendemmia è ormai terminata, incontrano paesi di pietra, scendono verso boschi nei quali l’autunno conserva umidità e ombra.

Qui il paesaggio invita a fermarsi: per una passeggiata, un bicchiere di vino, una tavola apparecchiata senza fretta con i sapori rustici e genuini della tradizione. Poi arriva – dalle porte socchiuse di trattorie (le tipiche konobe ) e ristoranti – il profumo, intenso e inconfondibile, del tartufo bianco, il Tuber magnatum Pico , l’oro nascosto di questa bella penisola protesa nell’Adriatico. È lui il protagonista di una stagione capace di trasformare l’entroterra istriano in una destinazione gastronomica veramente interessante, da esplorare senza fretta un paese alla volta. E così, a una sessantina di chilometri da Trieste, superato il confine, la Croazia svela un cuore segreto, così diverso dalle consuete mete costiere da regalare la sensazione di un viaggio nuovo.

Tra settembre e dicembre il tartufo accompagna la vita di questa parte dell’Istria . Lo si cerca, lo si vende, lo si racconta; soprattutto, lo si porta in tavola. Il territorio più rappresentativo si estende nel triangolo fra Buje (Buie), Buzet (Pinguente) e Pazin (Pisino) , con un cuore particolarmente prezioso nella valle del fiume Mirna (il Quieto). Per orientarsi nell’Istria del tartufo bisogna seguire questo fiume, che attraversa un territorio dove l’acqua, i terreni argillosi e i boschi creano le condizioni favorevoli alla presenza del Tuber magnatum Pico , il bianco pregiato. La sua rarità non dipende soltanto dalla difficoltà della ricerca: nasce da un equilibrio naturale che lega il fungo sotterraneo all’ambiente e alle radici degli alberi. Questo rapporto diventa visibile durante il viaggio.

Le colline coltivate lasciano spazio alle zone boschive, le strade collegano piccoli centri, i campanili aiutano a riconoscere da lontano i paesi. Nomi italiani e croati accompagnano la scoperta: Motovun e Montona, Livade e Levade, Buzet e Pinguente. È una doppia geografia che restituisce qualcosa della storia istriana, delle sue lingue e delle comunità che hanno abitato lo stesso paesaggio. Montona offre il punto di osservazione più suggestivo: salire nel borgo significa guardare la valle dall’alto, riconoscere il disegno delle colline e immaginare il percorso successivo. Livade permette invece di avvicinarsi alla dimensione gastronomica del territorio, mentre Buzet invita – dopo la visita del centro storico- alla scoperta dei produttori nei dintorni. Tre tappe che si completano e che possono diventare l’ossatura di un piacevole fine settimana.

L’autunno 2026 propone un calendario che permette di scegliere il soggiorno anche in funzione degli appuntamenti gastronomici. La stagione, aperta a settembre, prosegue fra ottobre e novembre con manifestazioni distribuite nei centri più legati al tartufo. Le fiere sono occasioni per assaggiare, confrontare prodotti e parlare con chi li raccoglie o li trasforma, entrando nel clima conviviale della cucina istriana. A Livade, dal 3 ottobre al 1° novembre , tornano gli Zigante Truffle Days , in programma ogni sabato e domenica. Cinque fine settimana dedicati al tartufo e alle specialità locali, con degustazioni e assaggi che offrono un primo incontro con i sapori del territorio. La fiera è aperta dalle 10 alle 19 e l’ingresso è libero: una tappa che si presta a essere inserita fra una visita a Montona e una sosta nelle campagne circostanti.Il 17 e 18 ottobre l’appuntamento si sposta a Montona, dove il Festival del Terrano e del Tartufo accosta due espressioni dell’autunno istriano.

Da una parte il vino, dall’altra il prodotto più ricercato dei boschi: degustazioni e incontri con i produttori consentono di esplorare il rapporto fra coltivazioni, cucina e paesaggio.Il 24 e 25 ottobre Levade ospita anche il Tuber (Food) Fest , dedicato al tartufo nel contesto della gastronomia locale. A Pinguente, il 7 e 8 novembre , il Festival del tartufo istriano completa il calendario con un altro fine settimana di assaggi e scoperte. Le date consentono di costruire più itinerari, scegliendo il borgo e l’atmosfera che incuriosiscono maggiormente. L’interesse di questi appuntamenti sta nella possibilità di passare dall’assaggio al dialogo: chiedere come si riconosce una varietà, quale preparazione la valorizza o come cambia il raccolto da una stagione all’altra rende la visita più ricca. E aiuta a scegliere con maggiore consapevolezza anche ciò che si porterà a casa.

L’esperienza più coinvolgente comincia lontano dalla tavola. Si entra nel bosco con un tartufaio e con i suoi cani, osservando un lavoro nel quale la conoscenza del terreno conta quanto l’olfatto degli animali. Per il visitatore è un cambio di prospettiva: ciò che al ristorante appare come una preziosa guarnizione torna a essere il risultato di una ricerca paziente. I cani esplorano il sottobosco, si fermano, riprendono il percorso . Il tartufaio ne interpreta i movimenti e interviene quando arriva il segnale giusto . L’interesse sta anche nell’attesa: seguire una traccia, capire perché si sceglie un punto, ascoltare le spiegazioni su un ambiente che a uno sguardo inesperto potrebbe sembrare uniforme. La ricerca accompagnata permette di avvicinarsi a un sapere concreto, costruito attraverso l’esperienza. Si impara a osservare il bosco e a comprendere quanto il prodotto dipenda dal luogo. Anche chi arriva in questi luoghi soprattutto per mangiare scopre così una parte essenziale della loro storia.

Le molte proposte turistiche messe a punto da alberghi, agriturismo e produttori combinano spesso l’uscita a “caccia” di tartufo con degustazioni e incontri nelle aziende. È una formula adatta a coppie, famiglie e piccoli gruppi, da scegliere in base al tempo disponibile e al tipo di visita desiderato. L’elenco degli operatori e dei contatti è consultabile sul portale ufficiale dell’Ente turistico dell’Istria . Per organizzarsi, è utile prenotare e chiedere in anticipo durata, caratteristiche del percorso e attività comprese. Scarpe adatte al terreno e abbigliamento comodo aiutano a godersi l’uscita: in autunno il bosco può essere umido e il piacere della passeggiata dipende anche da questi piccoli accorgimenti.

Dietro questa offerta ci sono aziende e realtà familiari che hanno aperto ai visitatori un mondo un tempo conosciuto soprattutto attraverso i suoi prodotti. Le esperienze hanno caratteri diversi: alcune sono pensate per accogliere gruppi numerosi, altre privilegiano una visita riservata a pochi. Il filo comune è la possibilità di conoscere il tartufo attraverso chi lo cerca e lo lavora. Zigante è uno dei nomi più noti della gastronomia istriana e trova nella manifestazione di Levade un punto d’incontro con il pubblico. Per chi desidera un primo approccio, la fiera permette di entrare in questo universo attraverso assaggi, prodotti e conversazioni, lasciando poi la possibilità di approfondire con altre visite.

A Paladini, nel territorio di Buzet, Karlić Tartufi propone un percorso che lega la ricerca nel bosco alla degustazione. La famiglia racconta una tradizione arrivata alla terza generazione, mentre il museo del tartufo aggiunge una dimensione culturale alla visita. Oggetti, storie e stimoli sensoriali aiutano a conoscere il prodotto prima di ritrovarlo nel piatto. La combinazione fra museo, uscita e cucina può interessare anche chi ama alternare attività all’aperto e scoperta del patrimonio locale. Sempre a Buzet Prodan Tartufi offre un’accoglienza più raccolta, con esperienze personalizzate, dimostrazioni di cucina e laboratori su prenotazione. È una possibilità da considerare quando si cerca un contatto diretto con i padroni di casa e si vuole dedicare tempo alle preparazioni. Con Natura Tartufi di Buzet la proposta gastronomica può invece accompagnarsi a soggiorni in villa e ad attività di esplorazione del territorio, comprese escursioni in Jeep. La scelta dipende dal viaggio che si ha in mente. C’è chi vuole soprattutto camminare, chi preferisce cucinare, chi desidera una degustazione guidata. Informarsi prima permette di individuare l’esperienza più adatta, senza comprimere in poche ore attività che meritano attenzione.

L’offerta attorno al tartufo istriano continua a crescere. La famiglia Lakošeljac, fondatrice dell’azienda Premium Truffles di Karojba / Motovun , sta sviluppando Premium Tartufi – Centro del Tartufo , la cui apertura è prevista per la primavera 2027 . Il progetto riunirà degustazioni guidate, vendita di prodotti locali e attività di approfondimento, rivolgendosi sia ai singoli visitatori sia ai gruppi. L’interesse turistico di un’iniziativa simile sta nella possibilità di dare continuità al racconto.

Se le fiere concentrano l’attenzione in un fine settimana, uno spazio dedicato può accompagnare il visitatore attraverso la cultura del prodotto, le sue caratteristiche e il rapporto con l’entroterra. Per il territorio significa anche valorizzare competenze e tradizioni familiari, rendendole accessibili a pubblici diversi. Per chi viaggia, offre un motivo per tornare e approfondire una conoscenza iniziata magari con una passeggiata nel bosco o con un piatto di pasta.

Il protagonista dell’autunno è il bianco pregiato, ma parlare di tartufo istriano significa incontrare varietà diverse. Conoscerle aiuta a leggere un menu e a capire perché profumo, gusto e preparazioni possano cambiare. Il Tuber magnatum Pico ha una superficie chiara, tendenzialmente liscia, e un aroma intenso . Viene generalmente servito crudo, tagliato in lamelle direttamente sul piatto, per conservarne il profumo. Il momento in cui arriva a tavola è parte dell’esperienza: il calore della preparazione ne diffonde l’aroma ancora prima dell’assaggio. Il nero pregiato, Tuber melanosporum , presenta invece una superficie scura e verrucosa e possiede un carattere aromatico deciso. Il nero estivo, Tuber aestivum , si distingue per le verruche più evidenti e per un profilo generalmente più delicato. Differenze che meritano di essere spiegate, soprattutto quando ci si avvicina per la prima volta a questa cucina. Chiedere quale tartufo sia utilizzato è dunque un buon modo per cominciare. La curiosità rende l’assaggio più consapevole e permette di apprezzare ogni varietà per le sue caratteristiche, senza aspettarsi lo stesso risultato da prodotti diversi.

Tartufo bianco e nero: imparare a distinguerli Il protagonista dell’autunno è il bianco pregiato, ma parlare di tartufo istriano significa incontrare varietà diverse. Conoscerle aiuta a leggere un menu e a capire perché profumo, gusto e preparazioni possano cambiare. Il Tuber magnatum Pico ha una superficie chiara, tendenzialmente liscia, e un aroma intenso. Viene generalmente servito crudo, tagliato in lamelle direttamente sul piatto, per conservarne il profumo. Il momento in cui arriva a tavola è parte dell’esperienza: il calore della preparazione ne diffonde l’aroma ancora prima dell’assaggio. Il nero pregiato, Tuber melanosporum, presenta invece una superficie scura e verrucosa e possiede un carattere aromatico deciso. Il nero estivo, Tuber aestivum, si distingue per le verruche più evidenti e per un profilo generalmente più delicato. Differenze che meritano di essere spiegate, soprattutto quando ci si avvicina per la prima volta a questa cucina. Chiedere quale tartufo sia utilizzato è dunque un buon modo per cominciare. La curiosità rende l’assaggio più consapevole e permette di apprezzare ogni varietà per le sue caratteristiche, senza aspettarsi lo stesso risultato da prodotti diversi.

Fra Motovun, Livade e Buzet , ristoranti e konobe offrono l’occasione di ritrovare nel piatto quanto si è appena conosciuto nel paesaggio. La cucina istriana sa valorizzare il tartufo con preparazioni essenziali: frittate, pasta fresca, gnocchi e fusi, i caratteristici fuži . È una semplicità che lascia spazio al profumo e rende riconoscibile l’ingrediente. Per scegliere dove fermarsi, può essere utile chiedere quali piatti prevedano tartufo fresco e quale varietà sia disponibile.

Fonte: italiaatavola.net


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