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“Quando il Monferrato torna a respirare: al via la stagione del tartufo bianco”

Dal capogruppo della Lega in consiglio comunale Alessandro Caprioglio riceviamo e pubblichiamo integralmente: “Dal 1° ottobre riparte la cerca del tartufo bianco, il prezioso Tuber magnatum Pico. Ma dietro quella che può sembrare una semplice pepita bianca c’è molto di più: c’è un territorio, una cultura, una tradizione e il lavoro silenzioso di uomini e donne che, generazione dopo generazione, hanno imparato a conoscere e rispettare il bosco”.

“C’è un momento dell’anno in cui le colline del Monferrato sembrano cambiare ritmo. Le giornate si accorciano, le vigne si tingono dei colori dell’autunno, l’aria del mattino si fa più fresca e nei boschi qualcuno torna a guardare il terreno con occhi diversi. È il tempo della cerca”.

“Per chi vive questa tradizione, l’inizio della stagione non è soltanto un appuntamento con la gastronomia, ma il ritorno a un rito antico: il silenzio prima dell’alba, il passo del cane che precede quello del padrone, lo sguardo attento del trifulau e quella piccola emozione che arriva quando la vanghetta incontra la terra e può comparire, a pochi centimetri di profondità, uno dei tesori più preziosi delle nostre colline”.

“Parlare di tartufo bianco significa parlare di gastronomia ed economia, ma sarebbe riduttivo fermarsi al suo valore commerciale. Il tartufo è parte integrante del paesaggio e dell’identità del Monferrato. La stessa terra che regala i nostri vini custodisce nei suoi boschi un prodotto straordinario e delicato, capace di diventare un vero ambasciatore del territorio. Chi arriva qui per conoscere il tartufo incontra i nostri paesi, le vigne, i boschi, le cantine, la cucina e, soprattutto, le persone che questo patrimonio lo vivono e lo custodiscono ogni giorno”.

“Al centro di questa storia ci sono i trifulau. Non sono semplicemente coloro che trovano un tartufo: sono persone che conoscono il territorio, sanno leggere il bosco e costruiscono con il proprio cane un rapporto fatto di fiducia, esperienza e complicità. La cerca richiede pazienza, sacrificio e conoscenza. Molti insegnamenti arrivano dopo anni trascorsi nei boschi, altri vengono tramandati da una generazione all’altra. Sono conoscenze preziose, parte di quella cultura rurale che rischierebbe di andare perduta se non venisse adeguatamente custodita”.

“Il cane, compagno insostituibile, completa questa ricerca che spesso comincia quando il paese ancora dorme. Uomo e animale diventano una squadra, legati da un rapporto costruito giorno dopo giorno. È una delle immagini più autentiche della nostra tradizione”.

“Il tartufo, però, non può essere considerato soltanto un’eredità del passato. È una risorsa del presente e può rappresentare un’opportunità per il futuro, coinvolgendo economia locale, turismo, agricoltura, ristorazione, ricettività, commercio e promozione del paesaggio. Per questo le istituzioni, a tutti i livelli, devono continuare a fare la propria parte, non soltanto attraverso eventi e manifestazioni, ma con una strategia più ampia di tutela e valorizzazione del patrimonio tartufigeno”.

“C’è infatti una sfida che non possiamo ignorare: il cambiamento delle condizioni climatiche. Temperature più elevate, periodi di siccità sempre più frequenti e minore disponibilità di acqua stanno mettendo sotto pressione gli equilibri naturali dai quali dipende anche la produzione del tartufo bianco. Il tartufo nasce dall’equilibrio delicato tra terreno, piante, acqua e condizioni ambientali. Se questi equilibri cambiano, cambia inevitabilmente anche la capacità del nostro territorio di continuare a produrlo”.

“Servono quindi attenzione alla tutela dei boschi, cura del territorio, ricerca, formazione e strumenti concreti per sostenere chi mantiene vivi questi ambienti. E serve favorire il ricambio generazionale, perché senza nuovi trifulau rischiamo di perdere non soltanto una pratica, ma una parte importante del nostro patrimonio culturale”.

“Da consigliere comunale di Casale Monferrato e, prima ancora, da trifulau, credo che questo patrimonio meriti attenzione e rispetto. Conosco entrambe le prospettive: quella di chi amministra e deve interrogarsi su come creare opportunità e sostenere le eccellenze del territorio, e quella di chi il tartufo lo cerca davvero, spesso nel silenzio del bosco e senza alcuna certezza sul risultato”.

“Perché una giornata di cerca non si misura soltanto dal numero dei tartufi trovati. A volte si torna a casa senza nulla, ma si torna comunque con qualcosa: il silenzio del bosco, la nebbia tra le colline, il profumo della terra umida, il cane che ha seguito una traccia, le prime luci dell’alba. È anche questo il tartufo: il rapporto con una terra che non si concede facilmente e che proprio per questo insegna pazienza, rispetto e umiltà”.

“Tutelare il tartufo significa proteggere i boschi e gli ambienti nei quali nasce, rispettare le regole della raccolta, contrastare i comportamenti che possono danneggiare il patrimonio tartufigeno e investire nella formazione. Significa anche dare dignità e attenzione a chi questa tradizione la mantiene viva. Perché se un domani avessimo ancora il tartufo, ma non avessimo più i trifulau capaci di cercarlo, avremmo perso una parte fondamentale della nostra storia”.

“Dal 1° ottobre i sentieri del Monferrato torneranno a riempirsi di passi silenziosi. Ci saranno cani tra le foglie, trifulau con la vanghetta in mano e occhi esperti capaci di leggere ciò che spesso a noi sfugge. E ci saranno ancora una volta le nostre colline, custodi di uno dei tesori più preziosi del territorio”.

“Sarà una nuova stagione della cerca, ma anche una nuova occasione per raccontare Casale Monferrato e il Monferrato attraverso ciò che siamo: un territorio fatto di vino e tartufo, di vigne e boschi, di paesi e cascine, di cucina e tradizioni”.

“E forse il modo più autentico per raccontarlo resta una scena semplice: un uomo, un cane, una vanghetta e un bosco. Il resto, come spesso accade nel Monferrato, lo fa la terra”.

Fonte: casalenews.it


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