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Il tartufo del Molise conquista Terra Madre: il caso dell’eccellenza premiata a Torino e il paradosso del mercato globale

Alla kermesse di Slow Food a Torino, la “Iorio Tartufi” è stata l’unica azienda molisana del settore presente, registrando il tutto esaurito e ottenendo il riconoscimento per il “Carpaccio di Tartufo Nero”. Un successo che riapre il dibattito sul valore della filiera regionale: il Molise produce fino al 60% del tartufo bianco italiano, ma gran parte del valore economico e reputazionale finisce ancora fuori dai confini.

Una presenza solitaria ma capace di registrare il tutto esaurito e collezionare premi di peso. C’era un solo stand molisano a rappresentare la filiera del tartufo all’edizione 2026 di Terra Madre Salone del Gusto , l’evento internazionale firmato Slow Food che dal 23 al 27 settembre ha richiamato a Torino migliaia di visitatori, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida . A rappresentare il Molise è stata l’azienda Di Iorio Tartufi .

Tra le file interminabili di visitatori e i tanti conterranei residenti in Piemonte giunti per ritrovare i sapori di casa, la partecipazione molisana si è tradotta in un riconoscimento ufficiale: il premio assegnato al “Carpaccio di Tartufo Nero” firmato Di Iorio come prodotto d’eccellenza della Fiera, a coronamento di un lavoro basato sulla filiera corta e tracciata “dal bosco alla tavola”.

“Dal 23 al 27 settembre siamo stati a Torino per Terra Madre, un evento importantissimo organizzato da Slow Food dove partecipavano tutte le regioni italiane con i loro presìdi — ha raccontato Vincenzo Di Iorio dell’azienda Di Iorio Tartufi —. Nel settore eravamo l’unica azienda molisana, ma siamo stati letteralmente presi d’assalto: file interminabili di persone per degustare i nostri prodotti al tartufo, unici in Italia per una filiera interamente controllata dal bosco alla tavola. È stato incredibile vedere anche quanti molisani ci siano a Torino. Siamo estremamente soddisfatti della bellissima riuscita dell’evento, del premio ricevuto per il nostro Carpaccio di Tartufo Nero e dell’essere stati portavoce in Italia e nel mondo della bontà del tartufo molisano”.

Ma oltre la vetrina e il successo torinese, la presenza del Molise a Terra Madre riporta al centro un tema economico strutturale: quanto vale e dove va davvero il tartufo prodotto sui nostri territori?

I dati dell’impianto macroeconomico parlano chiaro: il mercato globale del tartufo vale oggi circa 548 milioni di dollari , con stime di crescita che superano il miliardo entro il 2035, trainato da una domanda asiatica in forte espansione. In Italia la filiera muove tra i 200 e i 400 milioni di euro all’anno.

In questo scenario, il Molise detiene una quota strategica fondamentale: dalle foreste e dai fondovalle molisani proviene una percentuale stimata tra il 40% e il 60% del tartufo bianco pregiato nazionale . Ciononostante, la regione continua a scontare un forte deficit di posizionamento e identità commerciale.

A differenza del Piemonte , dove la sola Fiera Internazionale di Alba genera un indotto diretto superiore ai 42 milioni di euro per la provincia di Cuneo, il Molise non possiede un proprio marchio tutelato e riconosciuto a livello globale, né un’asta internazionale capaci di intercettare direttamente i mercati esteri (da New York a Hong Kong , dove singoli esemplari superano ormai i 100mila euro).

Per decenni il meccanismo è rimasto pressoché invariato: gran parte del cavato molisano viene acquistato dai commercianti e dai grandi distributori del Nord per poi essere rivenduto con la dicitura di “Tartufo d’Alba” . Un sistema di filiera che ha garantito lo sbocco commerciale ai cavatori locali, ma che ha privato il territorio regionale della parte più consistente del valore aggiunto e della forza reputazionale del brand.

L’urgenza di una strutturazione del settore appare ancora più evidente di fronte ai recenti sconvolgimenti climatici. Nelle ultime stagioni di raccolta, la finestra temporale si è letteralmente dimezzata — passando da tre mesi a circa un mese e mezzo — con contrazioni drastiche nelle regioni dell’Italia centrale come Toscana, Umbria e Marche.

In questo contesto di scarsità, i prezzi al chilogrammo del tartufo bianco hanno registrato impennate senza precedenti, schizzando dai 2.500-3.000 euro di inizio autunno fino a picchi di 6.000 euro al chilo nel periodo natalizio, invertendo il classico trend stagionale che vedeva solitamente i listini calare a fine anno.

I risultati ottenuti a Terra Madre dalla Di Iorio Tartufi dimostrano che la qualità del prodotto lavorato in Molise, quando accompagnata da tracciabilità e trasformazione sul posto, possiede le carte in regola per imporsi sulle piazze nazionali ed estere.

La sfida futura per il settore regionale non sta nella contrapposizione ai grandi distretti già consolidati come quello piemontese, bensì nella capacità di fare rete: la creazione di un consorzio di tutela regionale con un marchio di provenienza certificato permetterebbe al Molise di uscire dall’ombra della sola materia prima grezza, trattenendo sul territorio sia il valore economico delle lavorazioni d’eccellenza, sia l’attrattiva legata al turismo gastronomico ed esperiendiale.

Fonte: primonumero.it


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