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ColtivaItalia, Anct critica l’articolo 24 e chiede la modifica del Ddl al Senato

(AVInews) – Roma, 17 set. – “Accanto alle sacrosante azioni di intervento a sostegno dell’agricoltura in forte affanno, il Ddl ColtivaItalia approdato al Senato prevede all’articolo 24 provvedimenti riguardanti la tartuficoltura che riteniamo per nulla attinenti al tema della norma, ma soprattutto lesivi della cerca e cavatura del tartufo perché fortemente contrastanti con lo spirito della legge numero 752 del 16 dicembre 1985 ancora in vigore”. Questa la dura posizione dell’Associazione Nazionale Città del tartufo (Anct) che critica fortemente i contenuti dell’articolo 24 del ColtivaItalia e si dice pronta a “lavorare a fianco degli enti titolati per avviare un ricorso alla Corte Costituzionale se il disegno di legge venisse approvato così come proposto”. Dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati, il ColtivaItalia è ora all’esame del Senato.

“Per meglio esprimere il rammarico e l’imbarazzo delle Città del tartufo, leggasi 92 istituzioni comunali e territoriali iscritte – proseguono da Anct –, si richiama anche l’accordo di collaborazione ai fini della valorizzazione del tartufo siglato lo scorso luglio proprio con il Masaf che, però, non ha suggerito agli estensori dell’articolo 24 del Ddl un confronto partecipativo preferendo evidentemente la soddisfazione degli interessi delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico-venatorie. L’articolo, infatti, assegna a queste aziende la titolarità a organizzare gli accessi nei loro territori finora liberi e l’elevazione delle sanzioni a chi dovesse contravvenire. Con l’introduzione dell’articolo 24 del Ddl Coltivaitalia, si varierebbe anche l’articolo 18 della legge 752/85 andando a introdurre la norma di come costituisca illecito la raccolta di tartufi in violazione delle modalità stabilite dalle aziende”. “Può una legge dello Stato – proseguono da Anct – attribuire a soggetti privati il potere di determinare unilateralmente le modalità di raccolta di un’attività che la legge-quadro statale qualifica come libera e stabilire, contemporaneamente, che la violazione di quelle regole private costituisca un illecito passibile di sanzione amministrativa? Non vogliamo sostenere che il principio della libera raccolta sia intangibile, infatti il legislatore statale può modificare la disciplina della legge 752/1985 e prevedere limitazioni ulteriori ove ricorrano esigenze meritevoli. Il punto decisivo, a nostro giudizio, è che le limitazioni alla cerca e raccolta del tartufo non possono essere affidate, senza limiti e criteri, alla volontà unilaterale di soggetti privati”. “Abbiamo chiesto – aggiungono da Anct – che l’articolo 24 venisse eliminato ribadendo che il bene, lo sviluppo e la tutela del settore tartufo non si raggiungono con norme estemporanee ma con provvedimenti studiati, valutati e condivisi come quelli che possono trovare spazio solo in una nuova legge quadro nazionale”. “La legge 752/1985 oggi in vigore – sottolineano da Anct – è ‘bersaglio’ di tentativi di revisione almeno dal 1996 senza che in nessuna legislatura i parlamentari, nonostante proposte, audizioni e richieste di modifiche regolarmente depositate nelle varie Commissioni Agricoltura, si siano sentiti capaci di aggiornarla o revisionarla, così come richiesto da attori di filiera, associazioni dedicate ed esperti. Tutti soggetti che sono stati riconosciuti ‘protagonisti’ dall’odierno Masaf tanto da convocarli, tra il 2017 e il 2020 ai lavori del Tavolo di filiera che ha esitato nella redazione del primo Piano di settore, purtroppo scaduto nel 2020 e mai rinnovato nonostante le promesse di vari sottosegretari di cui l’onorevole La Pietra è solo l’ultimo”. “Come parte istituzionale della Comunità patrimoniale della Cerca e cavatura del Tartufo in Italia, riconosciute elemento Unesco e Patrimonio dell’Umanità – concludono da Anct –, contribuiremo a informare il Segretariato nazionale, la Commissione nazionale italiana per l’Unesco e Unesco Parigi dei contenuti di questo articolo, anche come lesivi degli impegni presi dall’Italia con la ratifica della Convenzione Unesco 2003 che impone agli Stati parte di mettere le comunità nelle condizioni di praticare, difendere, valorizzare, promuovere e trasmettere le conoscenze e pratiche tradizionali iscritte nella Lista rappresentativa Unesco”.

Fonte: avinews.it


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