SPINGE forte sull’acceleratore il mercato globale del tartufo e a tirare la volata è l’eccellenza umbra Giuliano Tartufi Spa, protagonista…
SPINGE forte sull’acceleratore il mercato globale del tartufo e a tirare la volata è l’eccellenza umbra Giuliano Tartufi Spa, protagonista di un bilancio 2025 da incorniciare. La società con sede a Pietralunga ha chiuso l’ultimo anno fiscale registrando un fatturato che tocca quota 26 milioni di euro, segnando un imponente balzo in avanti del 20% rispetto all’esercizio precedente. Un risultato d’oro sostenuto principalmente dalle vendite oltreconfine , che oggi rappresentano ben il 70% dell’intero giro d’affari aziendale.
Dietro questi exploit finanziari c’è una storia imprenditoriale d’altri tempi. Tutto ha preso il via quarant’anni fa quasi per caso, quando il fondatore Giuliano Martinelli (nella foto) ha iniziato a muovere i primi passi come semplice cercatore tra i boschi locali. Da quelle uscite solitarie è nata un’azienda leader del comparto agroalimentare, che attualmente impiega un’ampia squadra di dipendenti e si avvale di una capillare rete di cavatori di fiducia.
Come possiamo riassumere questi anni? “La mia avventura è iniziata per gioco e per destino — spiega il fondatore Martinelli — ma fin da subito è scattata una grandissima passione. Avanzando a piccoli passi, sempre nella stessa direzione e senza mai voltarmi indietro, sono riuscito a diventare un tartufaio di esperienza”.
Cosa significa per voi il tartufo? “È verità, un dono autentico della terra che portiamo in tavola con rispetto e totale dedizione”.
I dati operativi confermano l’enorme portata del modello d’impresa: ogni anno la struttura acquista e lavora oltre 50 tonnellate di tartufo fresco, arrivando a confezionare più di 6 milioni di prodotti finiti. La presenza commerciale si sviluppa attraverso 44 negozi monomarca e una rete distributiva capillare diffusa in oltre 90 Paesi del mondo. Una visione strategica che ha saputo anticipare i tempi anche sul fronte ambientale: già nel 2006 l’azienda ha risposto ai primi segnali del cambiamento climatico avviando la coltivazione diretta. Oggi questo asset conta più di 10 ettari di proprietà e una gestione complessiva che supera i 100 ettari di piantagioni. Ora la sfida si sposta sul futuro industriale con l’avvio di un imponente piano di ampliamento infrastrutturale.
Fonte: quotidiano.net


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