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Perugia, cane da tartufo muore appeso a una corda: il padrone del lagotto romagnolo a processo per maltrattamenti

Un cane da tartufo «appeso ad una corda» e una morte che, secondo l’accusa, non può essere liquidata come un tragico incidente. Ruota attorno a questi elementi il processo in corso davanti al tribunale di Perugia in cui è imputato un eugubino di 80 anni ritenuto responsabile del reato di maltrattamento di animali in seguito al decesso del proprio lagotto romagnolo, avvenuta nel luglio del 2023. A lanciare l’allarme ai carabinieri era stata la nipote dell’anziano che aveva segnalato la presenza di un «cane rimasto attaccato ad una corda». I militari intervenuti avevano trovato l’animale immobile, legato con uno spago a un cancello all’esterno della recinzione. Poco dopo – secondo quanto ricostruito negli atti – era arrivato il proprietario che, con difficoltà, aveva cercato di sciogliere il laccio dal collo del cane, rendendosi conto che era già morto. Una versione, quella dell’imputato, che parla di un impigliamento accidentale durante un tentativo dell’animale di scavalcare il recinto, che però non ha convinto gli investigatori. Per l’Arma, infatti, «la circostanza della casualità non era ipotizzabile»: secondo il pm l’imputato ha agito «con crudeltà e senza necessità» provocando le lesioni costate la morte all’animale.

Ieri mattina in Aula A è stata sentita la veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia che ha eseguito l’autopsia.

Particolare rilievo è stato dato al sanguinamento riscontrato e ai traumi sul costato e nei tessuti sottocutanei, lesioni acute che – secondo la veterinaria – si sono verificate quando il cane era ancora in vita. Traumi causati da colpi di cui non è stato possibile individuare con certezza l’oggetto contundente. Sul collo, invece, non sono state trovate lesioni macroscopiche tipiche dello strangolamento, fatta eccezione per una lieve impronta riconducibile al collare. Resta quindi aperta l’ipotesi di una morte per soffocamento, forse aggravata dai tentativi dell’animale di liberarsi, con un conseguente deficit respiratorio e sanguinamento intratracheale. Un quadro che dovrà essere valutato complessivamente dal tribunale.

Fonte: ilmessaggero.it


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