Sono nove i cercatori di
tartufi identificati e denunciati dai Carabinieri Forestali del
Nipaff di Ascoli Piceno nell’ambito dell’operazione “Non
chiamatemi scorzone”, che ha smascherato un mercato illecito di
tartufi raccolti fuori stagione. L’indagine, avviata ad aprile,
ha portato alla luce gravi violazioni alle normative regionali a
tutela delle tartufaie naturali, risorse ambientali preziose e
vulnerabili del territorio marchigiano.Grazie all’uso di telecamere e foto-trappole installate nelle
zone vocate alla raccolta del Tuber aestivum – il tartufo estivo
– i militari hanno documentato la raccolta durante il periodo di
divieto, che in Regione Marche si estende fino al 1° giugno. Le
immagini hanno immortalato i trasgressori intenti nella raccolta
illegale, spesso con l’uso di mezzi non autorizzati, come zappe
e attrezzi che danneggiano il terreno, compromettendo
l’equilibrio delle tartufaie.Tra le violazioni accertate: raccolta in periodo vietato,
utilizzo di strumenti vietati e manomissione del suolo con
tecniche invasive. Le sanzioni amministrative per ciascun
trasgressore vanno da 516 a 2.582 euro. La legge regionale n.5/2013 prevede inoltre il ritiro del tesserino per la raccolta
dei tartufi da uno a due anni. Determinante per l’individuazione
dei responsabili è stato l’uso di tecnologie avanzate di
riconoscimento facciale, che ha consentito ai Carabinieri
Forestali di risalire con precisione ai soggetti coinvolti.Convocati nelle sedi competenti, dovranno rispondere delle
violazioni contestate.L’operazione ha acceso i riflettori anche sul mercato nero del
tartufo immaturo, spinto da una domanda crescente e poco
consapevole.I Carabinieri continueranno il loro monitoraggio, ma anche i
consumatori sono chiamati a fare la propria parte, rifiutando
prodotti illegali e contribuendo alla salvaguardia del
patrimonio naturale.
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Fonte: ansa.it


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