Da Savini Tartufi si arriva per capire una cosa molto semplice: il tartufo , prima di tutto, è lavoro.
Quello che inizia nel bosco, la mattina, con i tartufai e i cani addestrati — Bruno incluso, uno di quelli che si fanno notare subito — e che continua poi in azienda, tra selezione, trasformazione e una cura quasi ossessiva per la materia prima. La famiglia Savini fa questo da quattro generazioni, senza cambiare davvero il metodo, ma aggiornando lo sguardo e alzando, stagione dopo stagione, l’asticella.
Come racconta Cristiano Savini, il tartufo è una di quelle cose che o ami subito, oppure impari ad amare molto in fretta, spesso già alla seconda forchettata, per via del contrasto tra delicatezza e l’intensità aromatica del tartufo o forse per quel lato un po’ misterioso che si porta dietro: c’è chi dice sia nato da acqua, fulmini e calore, chi invece sa che il suo fascino sta tutto nella ricerca, precisa e paziente, a volte lunga ore, guidata solo dal fiuto dei cani, capaci di trovarlo anche a un metro di profondità.
Quando si arriva a Forcoli, in una delle aree più vocate alla raccolta del tartufo bianco, si percepisce subito l’equilibrio, fatto di tradizione, ma zero nostalgia. Tutto è reale. Si capisce quanto sia fondamentale il rapporto con la natura, capirla, rispettarla, ma anche saperci ‘’dialogare’’.
La caccia al tartufo è il momento più diretto per entrare in questo mondo. Si cammina, si osserva e si aspetta. Quando il cane segnala, si scava. Fine. Ed è proprio questa semplicità a renderla così interessante, soprattutto per chi arriva dalla città e non ha mai visto da vicino questo tipo di lavoro.
Poi, quando questo piccolo “lingotto d’oro” arriva in tavola, tutto si rimette a fuoco. Tagliolini, uova, carne: piatti essenziali, che accompagnano il tartufo senza complicarlo. È qui che si capisce davvero che il lusso, la prelibatezza, sta nella semplicità.
Da questa base nascono anche i progetti più contemporanei, come LE NOIR , sviluppato insieme a Enoteca Pinchiorri.
Un prodotto costruito con pochi ingredienti, tartufo nero pregiato, acciughe del Cantabrico, pinoli, aglio, olio extravergine, che funzionano alla perfezione, senza effetti speciali.
Dietro c’è il lavoro degli chef Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina insieme a Luciano Savini, ma il risultato resta accessibile, pensato per la cucina d’autore, certo, ma anche per un uso quotidiano, senza rituali rigidi. Anche il packaging segue la stessa logica: essenziale e materico. Ogni pezzo è diverso, così come il tartufo. Perfetto così, non c’è motivo di uniformarlo.
Fonte: elle.com


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