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Intervista a Giuseppe Cristini: nel 2026 il tartufo si racconta in guanti bianchi

Giuseppe Cristini racconta il suo approccio al tartufo tra rispetto, territorio e narrazione culturale. Un’intervista sul 2026, lontana dalla spettacolarizzazione dove il gesto conta più del clamore mediatico

di Accademia del Tartufo nel Mondo
Giuseppe Cristini è giornalista, narratore e ideatore di eventi dedicati al tartufo, ambito nel quale opera da anni per promuoverne cultura e valore anche fuori dai confini nazionali.

In questa intervvista racconta il suo lavoro e l’impostazione che guiderà i progetti del 2026.

Il gesto prima della parola

Esiste un modo di avvicinarsi al tartufo che va oltre la cucina e oltre il mercato. È un gesto, prima ancora che un racconto. Un approccio che privilegia misura, silenzio e rispetto. Giuseppe Cristini lo definisce “in guanti bianchi”: non come segno di distanza, ma come scelta di attenzione.

Per Cristini il tartufo non è qualcosa da afferrare o da esibire, ma da accompagnare. È una materia fragile, legata a equilibri naturali delicati, che richiede consapevolezza. In un contesto dominato da consumo rapido e spettacolarizzazione, questa impostazione assume il valore di una presa di posizione culturale.

Il tartufo come relazione con il territorio

Nel lavoro di Cristini il tartufo diventa espressione di un rapporto profondo con il territorio italiano. Un rapporto che passa dalla terra che lo genera, dai cercatori che lo attendono, dai tempi naturali che ne regolano la presenza. Non c’è forzatura, né accelerazione: c’è osservazione, ascolto, rispetto dei cicli.

La dimensione sensoriale non viene mai forzata o amplificata. È affidata alla manualità, alla narrazione, a un racconto che restituisce al tartufo una dimensione più intima e meno gridata. Un linguaggio che parla al gusto, ma anche alla cultura che lo sostiene.

Valori e ritualità di un sapere condiviso

Cristini si muove all’interno di una ritualità che non ha nulla di folcloristico, ma nasce dalla conoscenza. Ogni gesto è ponderato, ogni parola calibrata. Il tartufo non è vissuto come trofeo, ma come risultato di un equilibrio complesso.

Da qui deriva un’impostazione etica precisa: rispetto dei territori, attenzione al lavoro dei tartufai, centralità della stagionalità come elemento non negoziabile. In questa visione il concetto di lusso si sposta dall’ostentazione alla consapevolezza. Il valore sta nella comprensione dell’origine e del percorso di ciò che arriva in tavola.

Una figura professionale che opera su più livelli

La dimensione internazionale è uno degli elementi centrali del percorso di Cristini. Il suo lavoro si colloca tra narrazione culturale, progettazione di eventi e mediazione tra contesti diversi. Porta il tartufo italiano in ambienti di alto profilo senza modificarne il significato né adattarlo a logiche puramente commerciali.

Dalle capitali europee ai contesti globali, il racconto diventa uno strumento di diplomazia del gusto: un linguaggio capace di veicolare identità, cultura e relazione. In questo quadro il tartufo supera la dimensione di prodotto locale per assumere quella di messaggio culturale.

Territorialità come linguaggio comune

In un contesto internazionale frammentato, il racconto del tartufo proposto da Cristini punta a unire piuttosto che a contrapporre. I territori vengono valorizzati senza competizione, le differenze riconosciute come elementi di ricchezza.

Il “tartufo in guanti bianchi” diventa così un’immagine-sintesi: attenzione, dialogo, rispetto. Un gesto semplice, ma coerente con un modo di intendere il cibo non come spettacolo, bensì come relazione. Visita: www.accademiadeltartufonelmondo.it

Fonte: italiaatavola.net


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