Il Bim Tronto conferma il suo importante impegno in prima linea per favorire lo sviluppo e la valorizzazione del Piceno, comprendendo tutte le peculiarità che rientrano al suo interno. Attraverso la preziosa sinergia con l’Università Politecnica delle Marche e Amap, il Bim Tronto riuscirà a favorire la realizzazione di una filiera vivaistica integrata, certificata e sostenibile per la produzione di piante di Ascolana tenera (che è alla base del Disciplinare di produzione Oliva Ascolana del Piceno DOP), combinando tecnologie tradizionali e innovative, con l’obiettivo di supportare la competitività della filiera e, in futuro, di includere altre varietà di olivo per garantire l’autonomia vivaistica regionale e la conservazione della biodiversità agraria marchigiana. A ciò inoltre andranno ad aggiungersi ulteriori e nuove strategie volte a valorizzare altri prodotti tipici quali castagne, marroni e tartufo. “Il territorio Piceno permette al turista di passare agevolmente dal mare alla montagna – commenta Luigi Contisciani, presidente del Bim Tronto. – Il turismo resta sempre tra i principali obiettivi del Bim Tronto. Quello secondario, invece, è l’agricoltura e gli aspetti che la circondano. Su questa stiamo investendo molto. Insieme all’Università Politecnica delle Marche e all’Amap, partiremo con questa progettualità che permetterà di rafforzare il vivaismo olivicolo regionale per l’Ascolana tenera. Siamo la patria della produzione di Oliva Ascolana del Piceno DOP alla cui base c’è proprio l’impiego dell’Ascolana tenera, ma serve un vivaio nel territorio dove poter trovare piante certificate di questa varietà. L’altra importante progettualità che svilupperemo è quella legata a marroni e castagne che sono presenti all’interno del 95% del territorio Piceno. Anche questo prodotto rappresenta un’eccellenza e crediamo possa diventare un rilevante volano per opportunità lavorative sul territorio. Altro progetto infine è quello legato al Tartufo Piceno. A Venarotta avvieremo una prova sperimentale di coltivazione del tartufo bianco pregiato in cui verranno impiegate piante micorizzate prodotte presso il centro di tartuficoltura di Amandola. Come ben sappiamo il tartufo nero è coltivabile, mentre quello bianco no. Ecco quindi che inizieremo questa sperimentazione in uno dei nostri comuni che fanno parte dell’Associazione nazionale Città del Tartufo. L’obiettivo è quello di valorizzare queste aree per offrire sempre più un prodotto unico e certificato del nostro territorio”. Il progetto per la produzione di piante di Ascolana tenera rappresenta una risposta strategica, innovativa e sostenibile alle criticità storiche della filiera vivaistica olivicola marchigiana, nel caso specifico per sopperire alla mancanza di piante certificate per la produzione di Oliva Ascolana del Piceno DOP. Una produzione di eccellenza profondamente radicata nell’identità agraria e culturale delle Marche. L’intervento previsto integra due approcci complementari (propagazione convenzionale e micropropagazione) creando sinergie territoriali tra soggetti pubblici (Amap), accademici (Università Politecnica delle Marche) e privati, che rappresentano la formula ottimale per la generazione di ricadute socio-economiche concrete e la tutela della biodiversità agraria. Allo stesso tempo, attraverso una convenzione siglata, si andrà a favorire la conduzione di un’attività di ricerca finalizzata a verificare l’idoneità fitosanitaria e l’identità varietale di accessioni di castagne e marroni delle Marche che saranno introdotte all’interno del campo catalogo castagno. Infine, si provvederà altresì a contribuire alla definizione di un modello di coltivazione sostenibile del tartufo bianco pregiato nel Piceno, attraverso lo studio integrato degli ambienti produttivi naturali e il confronto con siti non produttivi, al fine di individuare indicatori ecologici, vegetazionali e gestionali utili alla progettazione di nuovi impianti tartufigeni e alla riqualificazione delle aree vocate. “Questi progetti coniugano le tipicità, espressione autentica della cultura del territorio, con l’innovazione, elemento imprescindibile per garantire competitività e sostenibilità economica e sociale alle nostre imprese – spiega Renato Frontini, presidente AMAP- Ascolana tenera, tartufo bianco pregiato e marroni rappresentano una significativa diversificazione produttiva che, oltre a incrementare l’attrattività turistica del territorio, risponde all’esigenza di multifunzionalità dell’impresa agricola, contribuendo a proteggerla dalle oscillazioni dei mercati legati alle colture tradizionali marchigiane.
Tali progettualità possono, altresì, concorrere alla valorizzazione delle aree interne della regione, favorendo l’emergere di nuove opportunità imprenditoriali e stimolando l’iniziativa dei giovani. AMAP, con il supporto del BIM e in collaborazione con UNIVPM, si impegnerà affinché queste iniziative producano fin da subito ricadute concrete e misurabili sui territori e, in particolare, sul sistema delle imprese agroalimentari.” La messa a punto di un protocollo di micropropagazione per l’Ascolana tenera consentirà di superare alcune limitazioni della propagazione convenzionale – commenta Enrico Maria Lodolini, Prof. Associato dell’Università Politecnica delle Marche – Tale tecnica permette di velocizzare la produzione di piante a 10-12 mesi, aumentare il tasso di moltiplicazione, ottenere uniformità genetica, fitosanitaria e qualitativa del materiale propagato e consentire la conservazione ex situ del germoplasma. Le attività di ricerca saranno svolte presso il laboratorio di micropropagazione allestito presso la sede di Ascoli Piceno del corso di Laurea ‘Sistemi Agricoli Innovativi’ (SAI) del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’UNIVPM e i risultati consentiranno di porre le basi per una futura filiera di produzione di piantine micropropagate certificate in collaborazione con Amap e i vivai locali. Lo studio dei fattori ambientali ed ecologici è fondamentale per comprendere i meccanismi che regolano la produzione del tartufo bianco, specie altamente esigente alle condizioni del suolo, del clima e della vegetazione associata – sottolinea Ivan Castelli, ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche. L’analisi integrata di questi elementi consente di individuare gli indicatori chiave di produttività, utili sia per migliorare la gestione e la conservazione degli habitat naturalmente vocati, sia per replicare tali condizioni in contesti di nuova realizzazione. Questo approccio permette infatti di proiettarci verso tartufaie coltivate, riducendo l’incertezza produttiva e contribuendo alla valorizzazione economica e ambientale dei territori interessati. Il recupero della biodiversità, soprattutto delle varietà di castagne a forte rischio di erosione genetica e la conservazione all’interno di un campo catalogo, chiude infine Sergio Murolo, Prof. Associato dell’Università Politecnica delle Marche ,effettuato negli anni grazie alla stretta collaborazione tra AMAP e D3A, garantiranno la sopravvivenza di “piante madri” geneticamente certe ed esenti dalle principali problematiche fitosanitarie. Il campo catalogo biodiversità castagno marchigiano, oggi sostenuto anche dal BIM e dal Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, costituirà sempre più un punto di riferimento a livello regionale ma con forte collegamento con gli altri campi catalogo biodiversità a livello nazionale. L’eccellenza scientifica è garantita dai laboratori del D3A, responsabili delle attività di diagnostica e monitoraggio.
Fonte: gazzettadiascoli.com


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