Un afflato dall’intensità che raramente l’Olimpico ha avvertito nei confronti di un suo ex. Forse mai. Il ritorno di Daniele De Rossi non è un ritorno, in realtà: è il riaffacciarsi di chi non potrà mai andarsene. Così nitide, le vibrazioni emotive, da non essere intaccate per nulla dai legittimi interessi del De Rossi allenatore del Genoa: il professionista continuerà a camminare verso gli obiettivi che vuol dimostrare di meritare; il suo cuore sarà sempre qui, dove lo ha lasciato.Poi, c’è la partita: non facile, ostica, che necessita pazienza e ricamo nel paleggio della Roma: questo nel prevedibile copione che, però, la Roma è brava a sgretolare affrontando il Genoa sul suo stesso terreno di battaglia: se gli uomini di De Rossi si mostrano ben intenzionati in fase di recupero palla, la risposta della Roma è perfetta: il 3 – 0 (quasi quattro direbbe Koné) che chiude il primo tempo è frutto di una circolazione di palla innestata sulla lettura sapiente delle linee di passaggio avversarie.Note a margine dopo i primi 45′ più recupero: efficaci e sistematiche le combinazioni Dybala – Wesley in alto a sinistra; Ferguson affamato di spazi e realizzatore di una rete a metà tra ostinazione e rapina; Ziolkowski ordinato e autorevole nelle scelte lì dietro; Koné affamato di porta, oltre che realizzatore, finalmente, per quanto con deviante collaborazione.
Sì, tutto bello, ma quale fermo immagine esce da questa serata? Questo si sta chiedendo il lettore e la risposta è nella partita e nei “ricami” di Dybala, prima più decentrato, poi nel cuore della trequarti. Torna la similitudine tanto cara agli amanti della gastronomia di alto livello: quando sta bene, il numero 21 della Roma è come il tartufo bianco, che se lo si ha in frigo basta grattugiarne un po’ per rendere sublime anche una pasta al burro e parmigiano.
Fonte: romanews.eu


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