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QUOTAZIONI TARTUFO

I Prezzi Del Giorno

PEZZATURA 0-15g 15g-100g 100g-oltre
PREZZO TARTUFO BIANCO PREGIATO (Tuber Magnatum Pico) 2120 3437 4475
PREZZO TARTUFO NERO PREGIATO (Tuber Melanosporum) 450 780 865
PREZZO TARTUFO NERO UNCINATO (Tuber Uncinatum) 320 420 590
PREZZO TARTUFO BIANCHETTO (Tuber Borchii) 500 550 612.5
PREZZO TARTUFO ORDINARIO (Tuber Mesentericum) 60 75 105

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Dovadola, la carica dei 50 tartufai

Dovadola, la carica dei 50 tartufai

Si è svolto nei giorni scorsi, presso l’agriturismo Villa Renosa di Dovadola, l’annuale incontro dell’Associazione ‘La Tartofa ad Furlé’, presieduta dal presidente Teodorico Bartolini e concluso col pranzo sociale.

Racconta il segretario del sodalizio, Giuseppe Castellucci, originario di Galeata e tartufaio forlivese: “Nata nel 1992 con i soci che si contavano nelle dita di una mano, l’associazione ha oggi oltre 50 aderenti. Durante l’incontro abbiamo premiato anche il nostro presidente con una bella targa ricordo in ceramica, che lo rappresenta mentre va a tartufi col suo fedele amico, il cane, l’inseparabile compagno d’avventure di ogni tartufaio”.

Nel commentare il bilancio annuale, il presidente Bartolini ha comunicato ai soci che intende passare il testimone ad uno più giovane. Infatti a 86 anni, dopo 32 di presidenza, Bartolini concluderà fra un anno il suo impegno al timone dell’associazione, quando ci sarà il rinnovo del consiglio direttivo. “Il mondo del tartufo – commenta il segretario dell’Associazione, Giuseppe Castellucci – si trova ad un bivio, per i tanti problemi critici che coinvolgono i tartufai. In primo luogo, il cambiamento climatico che sta sconvolgendo la natura e il clima. L’alluvione e di conseguenza anche le frane hanno sconvolto il territorio e danneggiato gravemente i greti dei fossi, i luoghi ideali e vocati dei tartufi. In secondo luogo, un altro problema che ha sconvolto il mondo dei tartufai è l’abbandono dei territori da parte dei contadini, che coltivavano la terra e tenevano puliti campi, boschi e fossi, luoghi di tartufaie. In terzo luogo, quando l’uomo coltivava campi, boschi e fossi curava anche le piante tartufigine, per esempio, querce, salici, pioppi, tigli, sanguinelli e noccioli. Cosa che oggi non fa più nessuno. Infine, un problema che noi tartufai non condividiamo è la chiusura di molte tartufaie date in concessione ai proprietari terrieri. Forlì-Cesena – conclude Castellucci – è una delle province con più territorio chiuso per tartufaie in concessione, più del doppio di Bologna, che ha il doppio dell’estensione territoriale”.

Fonte: ilrestodelcarlino.it


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