Alice Bel Colle pullula di studenti del primo anno del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Digitale dellâUniversità di Pavia .
Ora che i l tartufo bianco dellâAlto Monferrato è stato tracciato analiticamente grazie allâUpo , tocca proprio ai ragazzi del corso di Advanced digital marketing dell’UniPv tenuto da Elisa Conz e Antonella Zucchella elaborare un dettagliato piano di sviluppo del marketing digitale del territorio e del prodotto.
Anche perché, come dice Franco Novelli, presidente dellâAts Comuni del tartufo bianco pregiato dellâAlto Monferrato, «abbiamo un super prodotto, dobbiamo farlo conoscere e, attraverso questo, promuovere sempre di più il territorio».
Prima di entrare nella sala della Confraternita per lâincontro «Valorizzare il territorio e i suoi prodotti: sviluppi dei progetti sullâAlto Monferrato» organizzata dallâAts, gli studenti pavesi fanno domande sul turismo di queste zone a «locals» come il barista e le autorità .
Poi due di loro, Marco Riassetto e Lucrezia Vinci, espongono le idee dei sette gruppi di lavoro in cui si sono divisi: «Vorremmo creare contenuti narrativi che raccontano questo territorio, le storie e i prodotti, il tartufo, e incentivare lâarrivo di nuovi turisti â spiegano â. Si può migliorare la visibilità sui motori di ricerca e creare strumenti digitali che permettano a ristoratori, albergatori e persone del posto di comunicare meglio tra loro e dare vita a una rete che possa far affluire più gente possibile nellâAlto Monferrato. Questo progetto potrà avere beneficio se creeremo una bella rete di contatti: chi meglio di un sindaco conosce le peculiarità da mostrare ai visitatori e chi meglio di un cittadino può invogliare i consumatori a venire qui?».
Le ricerche dei docenti dellâUpo Guido Lingua, Elisa Robotti, Patrizia Cesaro (del Disit) e Maurizio Aceto e Vito Rubino (del Disste), hanno consentito di discriminare i tartufi del territorio da quelli di altre zone dâItalia e dâEuropa.
Un passo importante è stato fatto lo scorso autunno durante lâultima edizione della Fiera Nazionale del Tartufo Bianco di Trisobbio. «In quellâoccasione abbiamo prelevato alcuni campioni e senza avere come riferimento il suolo da cui erano stati cavati siamo riusciti a connettere quegli esemplari con la provenienza», ricorda Lingua, ordinario di Botanica generale e direttore del Disit.
Il progetto di ricerca sviluppato dallâUpo e dallâAts in collaborazione con il Cnr e la Camera di Commercio di AlessandriaâAsti continua con nuovi spunti. «Una delle idee che abbiamo è creare unâapp che permetta al consumatore che acquista in fiera , dal commerciante o dal ristoratore il prodotto garantito dal marchio, di inquadrare il tartufo e ottenere la sua storia certificata , quindi anche informazioni su chi lo ha cavato â spiega Rubino, capofila e coordinatore del progetto e professore associato di Diritto dellâUnione Europea â. Ci piacerebbe poi coinvolgere le scuole superiori con progetti culturali e gli istituti agrari del territorio per iniziative formative».
Fonte: lastampa.it


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