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Come si certifica la tracciabilità del tartufo bianco dell’Alto Monferrato

Il progetto di ricerca sul tartufo bianco pregiato dell’Alto Monferrato , che lo ha reso il primo in Italia a essere tracciato analiticamente, ha compiuto un passo importante.

I risultati delle analisi condotte dall’Università del Piemonte Orientale su cinque tartufi di cinque ricercatori differenti, prelevati durante l’ultima edizione della Fiera Nazionale del Tartufo Bianco di Trisobbio, hanno confermato che questi campioni sono compatibili con la provenienza dall’Alto Monferrato.

«È un dato che ci aspettavamo – commenta il sindaco del paese, Marco Comaschi –. Già a monte noi facciamo una scelta di chi può venire a esporre e vendere in fiera, garantendo per quanto possibile qualità e provenienza. Abbiamo voluto tradurre questo metodo di tracciabilità in qualcosa di concreto, decidendo che alcuni ricercatori potessero far analizzare dei campioni esposti. Nel caso in cui l’esemplare non fosse risultato compatibile con la provenienza dall’Alto Monferrato, il ricercatore sarebbe stato escluso dalle edizioni successive della fiera».

I risultati delle analisi verranno resi pubblici per mostrarli ai consumatori. Quattro su cinque campioni arrivano da Trisobbio. «Qui abbiamo un vantaggio – aggiunge il primo cittadino –. Sedici anni fa abbiamo istituito un consorzio di ricerca e raccolta. C’è una tartufaia controllata, accessibile liberamente, dove si possono fare anche visite guidate. I nostri cercatori vanno solo lì».

Il paese dell’Ovadese è uno dei fondatori dell’Ats Comuni del tartufo bianco pregiato dell’Alto Monferrato» presieduta dal ristoratore di Alice Bel Colle e cavatore di tartufi Franco Novelli, che ha avuto l’idea di provare a capire se il tartufo bianco dell’Alto Monferrato avesse caratteristiche peculiari e se fosse possibile immaginare un meccanismo di tracciamento, coinvolgendo anche Cnr e Camera di Commercio di Alessandria–Asti. «Con le analisi di alcuni campioni della fiera di Trisobbio si è compiuto un primo passo importante per dare un’identità particolare a questo prodotto e al nostro territorio, e di conseguenza, promuoverlo – commenta Novelli –. Siamo i primi a lavorare sulla tracciabilità analitica di un prodotto blasonatissimo e conosciutissimo».

Novelli aveva fatto da collante tra l’università e i 21 Comuni dell’Ats: oltre a Trisobbio e all’ente capofila Alice ne fanno parte Acqui, Nizza Monferrato, Bistagno, Cassine, Castel Boglione, Castel Rocchero, Castelletto Molina, Fontanile, Maranzana, Mombaruzzo, Montechiaro, Morsasco, Orsara, Pareto, Ponti, Prasco, Quaranti, Ricaldone e Visone.

L’Upo ha costituito un team di ricerca formato da Guido Lingua, ordinario di Botanica generale e direttore del Disit, Elisa Robotti, docente associata di Chimica analitica al Disit, Patrizia Cesaro, associata di Botanica generale sempre nella sede di viale Teresa Michel, Maurizio Aceto e Vito Rubino, professori associati nel Dipartimento per lo Sviluppo sostenibile e la Transizione ecologica, rispettivamente di Chimica analitica e Diritto dell’Unione Europea. Hanno identificato specifiche sostanze nel terreno che si trovano in eguale concentrazione nei tartufi.

«Le sole tecniche chimiche o biologiche non bastano per ottenere queste informazioni – aveva detto Lingua a La Stampa –. Mettendo insieme i dati di origine biologica e chimica è invece possibile individuare e discriminare i tartufi dell’Alto Monferrato da quelli provenienti da altre zone d’Italia o d’Europa: questo perché si tiene conto sia delle caratteristiche genetiche, sia dell’accumulo di una serie di particolari elementi, le terre rare».

A inizio settembre erano state consegnati i cartelli che certificano un «Comune del tartufo bianco», con il logo di Upo e Camera di Commercio.

Fonte: lastampa.it


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