Dal bianchetto ai territori più legati al tartufo tra Toscana, Marche, Appennino e Puglia. Ecco tutti gli eventi, le mete e le esperienze per scoprirlo in primavera, tra appuntamenti, uscite nei boschi e un’esperienza sul campo in Lombardia. Con i consigli di tartufai ed esperti del settore
Chi pensa al tartufo come a un lusso tutto autunnale si perde una stagione breve ma interessantissima: quella del tartufo bianchetto , o marzuolo , che tra fine inverno e primavera porta nei boschi, nei borghi e nei ristoranti un altro volto della cerca. Non ha il mito del bianco pregiato né le sue dimensioni, ma ha una sua identità forte: un profumo più diretto e agliaceo, prezzi in genere più accessibili e una presenza diffusa in gran parte della penisola.
È soprattutto aprile il mese chiave per raccontarlo: si può trovare già da gennaio, mentre marzo resta il momento più pieno – quello che gli dà anche il nome comune di “marzuolo” – ma le prime settimane di aprile sono ancora utili per trovarlo nei territori giusti, tra eventi dedicati, menu stagionali ed esperienze guidate.
In parallelo, la primavera è anche il tempo in cui si inizia a guardare verso la stagione successiva: da maggio si aprono in alcune regioni i calendari dello scorzone estivo, anche se per la qualità migliore occorre aspettare ancora qualche settimana.
La primavera è il momento del Tuber borchii Vittad. , cioè il tartufo bianchetto. L’abbreviazione “Vittad.” rimanda a Carlo Vittadini, il micologo italiano che per primo descrisse e classificò scientificamente questa specie nel 1831. È una varietà diffusa soprattutto nell’Italia centrale, ma presente, con calendari e habitat diversi, in gran parte del territorio nazionale. Più in generale, il tartufo si trova lungo tutta la penisola, dal Piemonte alla Sicilia, con specie e stagionalità diverse a seconda delle aree.
La sua stagione non è uniforme da nord a sud: i periodi di raccolta cambiano da regione a regione – e in alcuni casi anche a livello provinciale – ed è proprio per questo che aprile va raccontato come una fase finale ma ancora viva, non come un fuori tempo massimo.
In Emilia-Romagna, per esempio, il nuovo calendario 2026-2030 prevede per il bianchetto una finestra fino al 30 aprile, ma introduce anche periodi di sospensione totale della raccolta, tra cui l’intero mese di maggio, per garantire il riposo biologico del sottobosco.
Fabio Cerretano, presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni dei Tartufai Italiani (FNATI), lo spiega in modo molto chiaro: «Il tartufo bianchetto, come tutti i tartufi, avvicinandosi alla fine della stagione tende a essere un po’ più raro, quindi se ne trovano di meno, ma la qualità aumenta. Ad aprile, poi, a seconda dei calendari regionali, che possono chiudere intorno al 15 o al 30 del mese, si trova ancora».
Un altro punto importante riguarda il rispetto dell’ecosistema. La raccolta non è libera in senso assoluto: è disciplinata dalla legge nazionale (legge 16 dicembre 1985, n. 752) e da normative regionali, ed è sottoposta a periodi, modalità e autorizzazioni che servono a tutelare il bosco, le piante simbionti e la rigenerazione naturale.
«Il bianchetto – continua Cerretano – è spesso considerato un tartufo minore, ma in realtà è molto apprezzato. Non a tutti piace, perché ha un carattere forte, ma può dare grandi soddisfazioni. È importante che sia ben maturo: si riconosce dal colore interno nocciola e da una maturazione completa. Si trova un po’ in tutta Italia, distinguendo tra bianchetto “di mare” e “di terra”. Il primo è spesso considerato più profumato, ma anche quello di terra ha grande valore. Le aree più produttive si concentrano soprattutto nel Centro Italia, tra Toscana, Marche, Abruzzo e Puglia».
Tra i principali eventi da segnare in calendario c’è quello di Volterra , dove dal 4 al 6 aprile 2026 torna la Mostra Mercato del Tartufo Marzuolo: tre giorni tra degustazioni, vendita diretta e iniziative nel centro storico, in uno dei borghi simbolo del tartufo toscano. Oltre agli stand gastronomici, l’evento prevede anche attività come passeggiate, degustazioni guidate e dimostrazioni di cerca del tartufo organizzate dall’Associazione Tartufai locali, rendendolo un appuntamento completo tra gusto e territorio.
Sempre in Toscana, nel comprensorio di San Miniato , dal 10 al 12 aprile 2026 Ponte a Egola ospita la Sagra del Tartufo Marzuolo, una manifestazione più locale ma fortemente legata alla tradizione gastronomica del territorio. L’evento si svolge negli spazi del Circolo La Ruga ed è organizzato dal Comitato Palio del Cuoio, coinvolgendo rioni e comunità locale in tre giorni di cucina e convivialità, dove il bianchetto è protagonista nei piatti e nei menu stagionali.
Due appuntamenti diversi per dimensioni e impostazione, ma entrambi interessanti per vivere da vicino una delle fasi più interessanti della stagione del tartufo primaverile.
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La cerca e cavatura del tartufo in Italia non è solo una pratica gastronomica, ma un patrimonio culturale riconosciuto a livello internazionale. Dal 2021, infatti, è iscritta nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO , a testimonianza del valore delle conoscenze e delle pratiche tradizionali legate a questa attività.
Fonte: viaggi.corriere.it


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