“La forza del tartufo è il suo essere un bene nazionale, non di un campanile”. In Italia abbiamo un vizio…
“La forza del tartufo è il suo essere un bene nazionale, non di un campanile”. In Italia abbiamo un vizio sottile: frammentare ciò che nel mondo potrebbe essere percepito come grande, se lo si valorizzasse in modo unito. Accade anche con il tartufo, e sul tema interviene a gamba tesa Giuseppe Cristini (foto), narratore e divulgatore del tartufo: “Pretendiamo che il mondo conosca la nostra mappa meglio di noi – dice Cristini senza mezzi termini – e lo si sente chiamare ‘tartufo di Aqualagna’, ‘di Pergola’, ‘di Roccafluvione’; e già è raro sentire ‘tartufo delle Marche’. Ma così facendo riduciamo la forza di uno dei prodotti più identitari della nostra cultura gastronomica a una geografia minuscola, spesso incomprensibile fuori dai nostri confini. Eppure il tartufo non è un prodotto di nicchia locale: è un simbolo nazionale. Da Alba al cuore dell’Appennino marchigiano, dall’Umbria alla Toscana, il tartufo racconta l’Italia intera. Se Alba ha costruito un profilo internazionale forte, lo ha fatto perché ha saputo trasformare un prodotto territoriale in un brand globale. Non ha parlato solo ai piemontesi: ha parlato al mondo. Non possiamo pretendere però che il mercato internazionale conosca mille piccoli campanili: ci vogliono riferimenti riconoscibili, forti. ‘Italian truffle’ è un concetto potente, evocativo e sinonimo di qualità, cultura, tradizione, lusso gastronomico. È un marchio naturale che abbiamo il dovere di valorizzare”.
Questo non significa cancellare le identità locali: “Significa ordinarle in una gerarchia intelligente: prima l’Italia, poi la regione, infine il territorio specifico – prosegue Cristini –; un ristorante a New York o a Dubai capisce subito cosa sia il tartufo italiano. Solo dopo potrà scoprire la specificità di una valle, di un borgo, di una comunità di cercatori. Dobbiamo imparare a muoverci con una visione unitaria. Se restiamo chiusi nei campanili, resteremo piccoli. Se invece ci presentiamo come sistema Paese, con un racconto coordinato, con un’immagine forte e condivisa, possiamo competere davvero”.
Fonte: ilrestodelcarlino.it


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