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I Prezzi Del Giorno

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PREZZO TARTUFO BIANCO PREGIATO (Tuber Magnatum Pico) 2120 3437 4475
PREZZO TARTUFO NERO PREGIATO (Tuber Melanosporum) 450 780 865
PREZZO TARTUFO NERO UNCINATO (Tuber Uncinatum) 320 420 590
PREZZO TARTUFO BIANCHETTO (Tuber Borchii) 500 550 612.5
PREZZO TARTUFO ORDINARIO (Tuber Mesentericum) 60 75 105

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Il Majorana di Co-Ro punta sulla tartuficoltura: scuola e imprese verso una nuova economia del territorio

CORIGLIANO-ROSSANO – Non si tratta solo di un salto in avanti. È un vero e proprio cambio di passo. L’Istituto Majorana continua ad alzare l’asticella della propria offerta formativa e lo fa scegliendo una traiettoria chiara: stare dentro le trasformazioni, anticiparle, governarle. Nell’evoluzione continua che sta ridisegnando i percorsi dell’ Alberghiero e dell’ Agrario si inserisce oggi un tassello nuovo, ambizioso, identitario: il tartufo . Una frontiera che è insieme agricola, gastronomica ed esperienziale. Una frontiera che parla calabrese.

Dentro questa visione si colloca il convegno La tartuficoltura in Calabria – Nuove opportunità per lo sviluppo rurale, ospitato nei giorni scorsi all’interno dei laboratori e degli spazi dell’indirizzo Alberghiero e promosso dal Dirigente scolastico dell’IIS Majorana Saverio Madera. Lo stesso che ha ribadito l’intenzione da parte della scuola di individuare un’area, all’interno dei 18 ettari dell’Azienda Agricola scolastica, da destinare ad una tartufaia. Non solo. «Dopo l’omaggio a Sybaris e dopo aver celebrato Lilio in occasione della Giornata regionale del Calendario, proprio il tartufo – fa sapere il dirigente Saverio Madera – potrebbe essere l’ingrediente protagonista del terzo panino identitario dedicato anch’esso ad un altro MID della Calabria straordinaria».

C’è, infatti, una Calabria che cresce sotto i piedi, silenziosa ma preziosissima. È quella della cavatura del tartufo, pratica antica e riconosciuta a livello internazionale, che qui trova condizioni naturali straordinarie. La regione, infatti, ospita 8 delle 9 specie di tartufo presenti in Italia, distribuite tra Pollino, Sila e aree interne cosentine. Nelle stagioni migliori si parla di centinaia di chili raccolti, segno di un patrimonio reale, diffuso ma ancora in gran parte non organizzato. Insomma, un capitale naturale che attende solo di essere trasformato in valore.

Il tartufo, in questo scenario, diventa la prova più concreta di una verità spesso dimenticata: la ricchezza della Calabria è nella sua terra. E lo è per due motivi. Il primo: la qualità. La regione produce tartufi neri e bianchi apprezzati anche nei circuiti più esigenti. Il secondo: il potenziale. Siamo davanti a una miniera ancora inesplorata, capace di generare valore non solo in agricoltura, ma anche nel turismo di fascia alta, nella ristorazione, nell’accoglienza.

È qui che entra in gioco il Majorana che, dopo aver investito su filiere identitarie come olio, vino, pane e prodotti da forno, birra artigianale, clementine IGP e agrumi, apre anche al tartufo. E lo fa portando ai suoi studenti un messaggio pedagogico e sociale preciso: non solo, grazie alla formazione acquisita sui banchi, tra i laboratori e nell’esperienza sul campo si può costruire un know-how forte come base per il proprio futuro lavorativo, ma restando in Calabria si può farlo puntando in alto. Molto in alto. Perché il tartufo non è solo prodotto: è mercato, è esperienza, è economia. Ed è proprio nell’integrazione tra Agrario e Alberghiero che si gioca la partita.

A dare sostanza a questa visione sono stati gli interventi degli esperti e dei professionisti del settore. Gli agronomi Giovanni Battista Caruso e Mario Reda hanno delineato il potenziale delle aree interne, mentre Matteo Galletti, coautore del volume La coltivazione pratica dei tartufi – Manuale di tartuficoltura, ha offerto una lettura tecnica e operativa della coltivazione. A coordinare i lavori l’agronomo Antonio De Sensi, in un confronto che ha messo attorno allo stesso tavolo tartufai, tecnici e mondo della formazione. Dal dibattito è emersa una direzione chiara: basta visioni frammentate, serve una filiera. Una filiera che unisca esperienza sul campo e competenza scientifica, capace di trasformare una vocazione naturale in sviluppo strutturato.

Gli studenti dell’indirizzo Alberghiero – in rappresentanza di tutte le classi, ad eccezione della prima – guidati dai docenti Roberto Pastore, Pietro Bloise, Antonio Farace, Gianfranco Turano e Domenico Pisano, si sono poi cimentati, insieme allo chef Antonello Rugna, nella prova pratica. Hanno lavorato il tartufo, toccandolo, trasformandolo, interpretandolo. Sono nati così due piatti prelibatissimi: i tagliolini alla crema di tartufo mantecati con fonduta di formaggi e la mousse di ricotta al tartufo. Non solo piatti. Ma veri esercizi di futuro. Perché è proprio qui, tra laboratorio e territorio, che il Majorana costruisce la sua identità: formare professionisti capaci di leggere la propria terra e trasformarla in opportunità.

Fonte: ecodellojonio.it


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