Ad Alba, la fiera internazionale del tartufo bianco è in pieno svolgimento: ha preso il via il 7 ottobre e si concluderà il 3 dicembre. Si tratta di un appuntamento imperdibile per gli appassionati del prezioso tubero, ma anche del momento di massima affluenza turistica nelle Langhe. Ne consegue che non sia affatto semplice trovare una camera libera nel territorio, per non parlare poi del ristorante… E nei weekend la disponibilità è, di fatto, inesistente. C’è chi dice, naturalmente esagerando, che trovare un tartufo nel bosco, anche senza l’aiuto del cane, sia più facile rispetto a prenotare un tavolo per cena. Dobbiamo quindi prepararci ad affrontare l’autunno senza toglierci la voglia di tartufo bianco? Non è detto. In Italia non c’è solo Alba, se si cerca altrove le possibilità si moltiplicano. “Le città del tartufo sono 72”, racconta Antonella Brancadoro , direttore dell’Associazione nazionale che le raggruppa. “E in molti casi parliamo non di città, ma di territori molto estesi dove abbonda la presenza di tartufi di ogni tipo. C’è anche una regione intera tra i nostri iscritti: il Molise”. Le soluzioni alternative, e magari inaspettate, sono diverse e individuabili soprattutto nel centro/sud, lungo la dorsale appenninica, ma ne troviamo anche al nord perché quasi tutta l’Italia è terra di tartufi bianchi. “Si fa prima a dire dove non c’è: sostanzialmente, tranne qualche piccolo ritrovamento, direi in Friuli Venezia Giulia, la Sardegna e la Sicilia”, precisa Fabio Cerretano , presidente della Federazione nazionale associazioni tartufai italiani. Andiamo dunque a sondare il resto della penisola per trovare borghi antichi, talvolta sconosciuti, la cui storia è intrisa di cultura del tartufo e dove è possibile acquistare e degustare, anche a prezzo più conveniente, piatti eccellenti e ricette tipiche locali con la preziosa “grattata” finale. Postilla all’introduzione: non abbiate fretta, perché quest’anno la raccolta promette molto bene (grazie alle piogge di agosto) e quasi sicuramente, a causa della siccità e del calore estivo che si è protratto fino a metà ottobre, i migliori tartufi bianchi si potranno gustare verso l’inizio di novembre e anche più in là nel tempo.
Sulle colline pisane, nel 1954, fu raccolto un tartufo bianco colossale, peso 2,52 kg, poi donato all’allora presidente americano Eisenhower. E non fu un caso. La zona di San Miniato, delizioso borgo medievale a poca distanza da Empoli, sale spesso agli onori delle cronache per il ritrovamento di taglie extra-large: l’ultima, nel 2018, pesava oltre due chili. La sua mostra mercato si tiene negli ultimi tre weekend di novembre ed è l’occasione per visitare botteghe, ristoranti e naturalmente i tanti monumenti e luoghi sacri, dalla rocca di Federico II al palazzo vescovile, al duomo con la torre di Matilde (qui, secondo la leggenda, nacque Matilde di Canossa). Oltre a San Miniato, il bianco pregiato si può trovare in diverse aree della Toscana, dalle crete senesi a San Giovanni d’Asso e Montalcino, fino alla dorsale appenninica come nel Mugello e nel Casentino.
Dove si acquista . I suoi prodotti sono presenti nei migliori negozi specializzati d’Italia e anche nel mondo, ma la base di Savini Tartufi si trova proprio nei dintorni di San Miniato, località Forcoli. Da non perdere, oltre al fresco, i prodotti lavorati come le mitiche “peschiole” e gli altri snack al tartufo.
Dove si degusta . Restiamo in casa Savini Tartufi e saliamo a Podere Cumoli , l’ultima idea maturata da Cristiano Savini per concludere la “truffle experience” che inizia con la “cerca” nei boschi e termina sulla tavola del suo agriturismo a Cumoli. I piatti sono i grandi classici da accompagnare al tartufo bianco o alle altre varietà, a seconda della stagione: tagliolini, uova fritte, bistecca.
Con Alba e San Miniato, Acqualagna compone il podio delle località italiane più note per la presenza di tartufo e in particolare di quello bianco. Siamo nell’entroterra marchigiano, lungo il corso del fiume Furlo (da vedere la riserva naturale della sua gola) e a poca distanza da Urbino. In città troviamo un Museo del tartufo e naturalmente, in periodo di bianco, la fiera nazionale che quest’anno è giunta all’edizione numero 58 e si terrà nei giorni 28, 29 ottobre e 1, 4, 5, 11, 12 novembre.
Dove si acquista . L’elenco dei rivenditori si trova sul sito acqualagna.com e comprende nove indirizzi in città. Tra i più noti compare la bottega Giancarlo Marini , dove si possono comprare tutto l’anno i prodotti trasformati e, in stagione, è l’ideale per l’acquisto in purezza.
Dove si degusta . Per unire la visita della gola del Furlo alla degustazione del tartufo, la soluzione è prenotare un tavolo all’ Antico Furlo , che oltre a un intero menu dedicato al bianco (il piatto più blasonato è la faraona in crosta croccante) offre diverse altre attrattive, dalla cantina scavata nella montagna alle stanze dell’hotel tra le quali spicca la suite storica Mussolini, mantenuta come ai tempi del suo illustre e ingombrante ospite.
Pochi lo sanno al di fuori dall’Emilia, ma l’Appennino bolognese è una delle zone più ricche di tartufo dell’intero nord Italia e come quantità di raccolta, se solo si potesse misurare, potrebbe fare concorrenza ad Alba. Si aggiunga poi che il territorio tartufigeno è molto ampio e va ben oltre la provincia di Bologna per estendersi a tutta la Romagna. La località di riferimento per il tartufo è Savigno, e lo è per diverse ragioni: ristoranti di prestigio, cultura radicata del prodotto, presenza di un’azienda come Appennino Food diventata un punto di riferimento per la trasformazione del tartufo (e non solo) in collezioni di prodotti prestigiosi. Non può mancare la fiera, che qui si chiama Tartófla e quest’anno celebra la sua quarantesima edizione ( 28-29 ottobre e 1, 4-5, 11-12,18-19 novembre).
Dove si acquista . Appennino Food propone in negozio e online le sue specialità, dal tartufo fresco a quello trasformato fino ai prodotti da tenere in dispensa. La sede dell’azienda è poco lontana dal centro di Savigno.
Dove si degusta . Risposta troppo facile… In attività dal lontano 1934, la trattoria Da Amerigo vanta la stella Michelin dal 1998 e ha creato, sotto la conduzione di Alberto Bettini, un vero e proprio paradiso gastronomico con tanto di bottega di specialità locali. Tra i piatti del territorio arricchiti dal tartufo bianco spiccano le tigelle, i passatelli e le immancabili tagliatelle emiliane fatte in casa.
Chi ha scarsa conoscenza del tartufo bianco resta sempre sorpreso quando scopre che prospera anche lungo il Po, nella Bassa mantovana. Il centro di riferimento per questo territorio è il comune di Borgocarbonara dove, dal 2007, è attivo il Tru.Mu , un museo dedicato al suo prodotto di vanto. Non manca neppure la mostra internazionale, già inaugurata e che ci concluderà il 23 ottobre. A seguire si terrà la Tartufesta del Po, che prosegue fino alla metà di novembre. La cucina mantovana fa da elemento di ulteriore attrazione con la possibilità di degustare i piatti locali come i tortelli di zucca con un’abbondante aggiunta di tuber magnatum pico .
Dove si acquista . In attività da vent’anni, I Tartufi del Borgo è una delle soluzioni per acquistare, anche telefonicamente, il bianco fresco della valle del Po e i prodotti lavorati a base di tartufo di ogni tipo, dalle creme ai formaggi fino al riso e alla polenta.
Dove si degusta . Poco lontano da Borgocarbonara, lungo la statale del Brennero e dell’Abetone, c’è un ristorante il cui nome non lascia spazio all’immaginazione dell’offerta. Si chiama Il Tartufo , si trova nel comune di Revere e il suo menu autunnale vede il prezioso tubero come protagonista per accompagnare piatti come la cipolla dorata, i tortelli mantovani e i tortellini in brodo di cappone, il classicissimo uovo ma anche il carrè di agnello.
L’Umbria, nell’immaginario collettivo, è la regione di Norcia e del tartufo nero, ma il bianco non manca nemmeno nel cuore verde d’Italia. In particolare, è presente nella provincia di Perugia in diverse zone: alta valle del Tevere, nell’area di Gubbio e Gualdo Tadino, nel parco del Subasio. Tra i centri di riferimento troviamo Città di Castello che il 29 ottobre inaugurerà la 42.ma edizione della sua mostra mercato nazionale del tartufo bianco, con chiusura l’1 novembre. Un’ottima occasione, pertanto, per scoprire il patrimonio artistico di questo centro rinascimentale, come la Pinacoteca comunale che custodisce dipinti di Raffaello e Luca Signorelli e la cui facciata fu disegnata da Giorgio Vasari.
Dove si acquista . In attività dal 1990, Tartufi Bianconi è nata con l’intento di promuovere i tartufi dell’alta valle del Tevere e oggi, oltre al laboratorio di trasformazione e alla vendita, nella sua sede di S. Stefano Del Piano si trova anche un piccolo museo dedicato a oggetti, libri e curiosità legati al mondo del tartufo. Tutto è acquistabile in loco e online.
Fonte: vogue.it


Lascia un commento