C’è la cerca dei trifulau, quell’andare per boschi vecchio di secoli, alla ricerca dell’oro d’Alba e del Piemonte: il tartufo bianco.E poi una filiera agroalimentare, in cui, soprattutto per il tartufo nero, più che di raccoglitori, si parla di agricoltori. E imprenditori. Si muove su un terreno minato la proposta di legge nazionale presentata dal senatore cuneese della Lega, Giorgio Maria Bergesio, per cambiare la normativa dell’85. Un testo, presentato in Senato, criticato da alcune associazioni, come il Centro nazionale studi tartufo di Alba.
Pomo della discordia, le tartufaie controllate, ossia i boschi puliti e gestiti, in cui la raccolta è riservata. In Piemonte, appena mille ettari su 211mila.Per i detrattori, con la riforma, concessioni regionali più facili e più lunghe: da 5 a 30 anni. Una deregulation. E lì, addio cerca libera. Saranno comunque le Regioni a decidere, ma anche chi sostiene la riforma, come l’Unione delle associazioni trifulau piemontesi, propone che la palla passi ai Comuni, in modo da non “chiudere” interi territori alla cerca libera.
Secondo punto, il calendario. Mentre in Piemonte la cerca libera si svolge dal 1° ottobre al 31 gennaio, nelle tartufaie controllate la raccolta – dicono i detrattori – sarebbe libera.Sul mercato, tartufi bianchi tutto l’anno, provenienti da chissà dove e magari spacciati per piemontesi. Ma in realtà, all’articolo 15, si specifica che solo per i tartufi coltivati la raccolta è libera. Quindi, solo per alcuni tipi di tartufo nero, non presenti in Piemonte.La proposta di legge è ancora in discussione: per martedì Bergesio ha annunciato alcuni emendamenti per riscrivere e chiarire meglio questi punti. Oltre alla cerca permessa anche di notte e ai minorenni.
Fonte: rainews.it


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